Una giornata per farli rimanere sui banchi e soprattutto,  motivarli. Il convegno CON LORO: da situazione di disagio a opportunità di progettare insieme, organizzato dalla Regione Toscana in collaborazione con Anpal servizi, ha visto nel suggestivo sfondo del cenacolo di Sant’Apollonia un incontro e un dibattito appassionato sul tema della dispersione e dell’abbandono scolastico e su altre problematiche dell’istruzione.  Quasi intera giornata di ieri, giovedì 2 marzo: la mattina  una serie di relazioni articolate in tre momenti  con tre fili conduttori diversi: facciamo il punto, ripartiamo da qui, insieme a loro.  Il tutto preceduto da un piccolo ma efficace spettacolo teatrale: Drop out,adesso parlo io,  di Giuliana Frasca, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Federico Batini, uno dei relatori di  facciamo il punto.  Sul palco in veste di attori  Simone Manzini, Annamaria Leo e Irene Giusti dell’istituto tecnico Marco Polo di Firenze. Hanno raccontato la loro storia di disagio e di come sono riusciti a trovare la propria strada, inseguendo le proprie passioni e riconciliandosi con il mondo della formazione.  Nel  pomeriggio poi una serie di laboratori su varie tematiche.

“Le finalità della giornata di oggi?  Trovare  modelli di intervento che portino a soluzioni concrete, raccontando cosa non ha funzionato nel sistema al fine di trovare una soluzione per prevenire il fenomeno della dispersione, che verrà studiato nelle sue diverse sfaccettature. Gli interlocutori sono esponenti delle istituzioni ed esperti del mondo della scuola, del lavoro e delle problematiche sociali”, dichiara Simonetta Parenti dell’Anpal.

E in effetti quello che ha caratterizzato l’incontro è stata una vera e propria polifonia, con il desiderio di trovare la strada migliore per quell’obiettivo primario che è la formazione dei giovani, o meglio di uomini e donne che siano persone nel senso più pieno della parola. Modalità di apprendimento, abbandono e dispersione scolastica e quella che è ormai la grande novità degli ultimi anni: l’alternanza scuola lavoro. Pietra filosofale e panacea per alcuni, pietra d’inciampo per altri, con molti – anche tra i prof – che non sono precisamente “convinti”.

 

Per le istituzioni, sono presenti il sottosegretario del MIUR Angela d’Onghia [i] e tre assessori regionali: Valentina Aprea, (già sottosegretario alla Pubblica Istruzione) istruzione, formazione e lavoro Regione Lombardia, Sebastiano Leo, formazione e lavoro regione Puglia e Cristina Grieco,  istruzione, formazione e lavoro Regione Toscana, che ha fatto gli onori di casa.

“Crediamo che i problemi della dispersione, dell’abbandono scolastico precoce e dell’orientamento che qui emergeranno siano davvero il problema della scuola italiana oggi, sebbene sia stato ricordato in uno degli interventi come il trend sia positivo : a livello nazionale si è passati da un 17% di abbandono a un 15%. E’ un dato che non ci può lasciare indifferenti, su 100 ragazzi 15 non raggiungono nemmeno la qualifica, il titolo minimo richiesta dall’Unione Europea e quindi rischiano di rimanere al di fuori della normativa e del lavoro andando verso l’esclusione sociale, a svantaggio anche degli obbiettivi di crescita personale  – dichiara l’assessore Grieco  e prosegue: “I giovani e la loro formazione sono la leva fondamentale per uno sviluppo sostenibile, quindi anche come sistema (economico e paese) non possiamo permetterci di non prendere in mano la situazione, per cui questo è un tema nazionale. Abbiamo voluto coprire l’Italia in tutta la sua lunghezza, Toscana inclusa che presenta dati più confortanti. E’ un’occasione di confronto, riflessione e scambio di esperienze e valutazione delle nuove pratiche.”

E su Buona Scuola e alternanza esprime una valutazione decisamente positiva: “Sulla Buona Scuola e in particolare sulla scuola-lavoro ho sempre dato, e continuo a dare, un’opinione assolutamente positiva. Secondo me contribuisce a permettere agli studenti un salto culturale e a considerare il lavoro come un’enorme potenzialità educativa e formativa. Ci sono cose che si imparano in aula e altre competenze che si acquisiscono meglio in azienda. Non parlo di addestramento tecnicistico ma soprattutto di soft skills, che sempre di più vengono richieste dalle imprese: lavorare per obbiettivi, in team, capire il funzionamento del mondo del lavoro, gestire un progetto. Certamente ci sono delle criticità e dei rischi: anche se in Toscana non siamo  da zero l’obbligo di un monte orario così importante trova le scuole a dover salire uno scalino molto alto. Per molte scuole l’alternanza è un problema: il rischio è che l’alternanza sia fatta tanto per fare, e ciò va ovviamente evitato. La Regione Toscana proprio in questi giorni ha firmato un protocollo con tutte le associazioni di categoria, che rappresentano le aziende da una parte ma anche i lavoratori: fondamentale mettere in contatto i due mondi, quindi scuola e mondo del lavoro. Soprattutto l’intervento della Regione è importante perché insieme ai rappresentanti del mondo del lavoro fa da collante e facilitatore per i percorsi dei ragazzi.

Assolutamente convinta della positività e dell’importanza della scuola lavoro è anche Valentina Aprea: “Sono senz’altro favorevole al progetto dell’alternanza scuola-lavoro: introdotta con la legge 53 era già stata voluta dal 2003, l’anno in cui è diventata legge nell’ordinamento italiano. L’unico rammarico che ho è che abbiamo avuto bisogno di un vincolo di legge per renderla obbligatoria (peraltro differenziato tra gli indirizzi delle scuole superiori) e ci sono voluti quasi quindici anni, quando avrebbe potuto dare i suoi frutti molto prima. Il lato positivo è che questa condivisione va oltre gli schieramenti politici: ormai tutti sentiamo la necessità di andare a imparare in contesti che non siano formali e scolastici”.  L’assessore Aprea  la ritiene poi utile, anzi necessaria anche per i licei: “Avrei preferito che non ci fossero state differenze tra gli istituti tecnici e professionali e i licei, perché sono soprattutto gli studenti del liceo ad aver bisogno che vengano promossi apprendimenti non formali e al di fuori del contesto scolastico. La Regione Lombardia ha voluto “sfatare” il mito che l’alternanza scuola-lavoro sia pensata solo per istituti tecnici e professionali, e ha offerto ai licei lombardi progetti esemplari, come convenzioni con realtà universitarie e cluster tecnologici, con cui difficilmente i licei hanno l’opportunità di entrare in contatto.  Duecento ore non bastano, ma se vanno sprecate, anche dieci sono troppe da sottrarre allo studio: proprio per questo motivo i giovani devono pretendere e ricercare un’alternanza di alta qualità. La maggior parte dei professori del liceo ha “subito” questa scelta, e spesso tralascia di valorizzarla, mentre è un completamento importante della formazione degli studenti e, se svolta nel modo giusto, una grande opportunità.

Oltre alle istituzioni gli esperti, i tecnici, l’università e il mondo della scuola con la sua esperienza diretta. Così nel primo ciclo di interventi (Facciamo il punto) Federico Batini,  (università di Perugia) afferma che un terzo degli studenti  è colpito dal fenomeno della dispersione  e solo il 17% di essi abbandona la scuola col consenso dei genitori. Un’altra percentuale, invece, e’ composta da “ripetenti cronici” e “assenteisti”; Roberto Trinchero  (università di Torino) si rivolge direttamente agli insegnanti, spiegando il processo di apprendimento che avviene nella mente dei ragazzi durante le spiegazioni, esortando i docenti a essere più attivi e creativi nelle lezioni, per migliorare i processi cognitivi e presetando i lineamenti di una “buona didattica;  Francesca Giovani, della Direzione Lavoro Regione Toscana, ha esposto come gestire la dispersione  e l’approccio dei centri che si occupano di questo fenomeno, mentre Chiara Criscuoli di Giovanisì Regione Toscana , un  progetto nato nel 2011,  ha parlato dell’omonimo progetto per l’autonomia dei ragazzi, esponendo alcune percentuali sulla attuale situazione di lavoro  dei giovani (ad esempio il 23% di disoccupazione che colpisce i giovani tra i diciannove e ventisette anni).

Nel secondo percorso (Ripartiamo da qui), Marta Rigo  di Engim Veneto parla dei  principali “fattori di rischio” della dispersione:  sono i disturbi specifici, in particolare il deficit di attenzione.  La soluzione è un tutoraggio di apprendimento mirato a soccorrere i singoli individui, al motto Non uno di meno, che non se ne perda nemmeno uno; Giuseppe Achille  (IISS Denora, Altamura)  parla del difficile rapporto con le famiglie, molte delle quali non sono interessate ai percorsi scolastici: non hanno alcun rapporto con la scuola, e da parte loro gli studenti sono interessati solo alla parte pratica. Filomena Micillo  ( ITIS Galileo Galilei Arezzo) ritiene che troppo spesso nelle scuole gli alunni stranieri siano solo un numero. La maggior parte di loro ha problemi riguardanti la dispersione e l’integrazione, e gli insegnanti non riescono a instaurare con loro un dialogo efficace.

Sono solo “spigolature” di un dibattito davvero ampio e articolato. Nella terza parte la voce delle istituzioni (Insieme a loro) e le conclusioni del  presidente Arpal  Maurizio del Conte  che  ha dichiarato al LeoMagazine:”  presentare le azioni che sono state fatte qui con la Regione Toscana, prima attraverso Italia Lavoro e poi con ANPAL servizi, è la dimostrazione che la collaborazione con la Regione produce risultati concreti: solo in Toscana sono state coinvolte cinquanta scuole e varie università, il tutto al fine di dare concretezza al passaggio dal percorso scolastico a quello lavorativo”. Conte ha espresso una valutazione positiva del rapporto fra  ANPAL e Pubblica Istruzione: “procede bene, e credo che dovrà anche rafforzarsi sempre di più: i giovani non hanno la percezione che il mondo della formazione non si può separare da quello del lavoro, quindi un’associazione come ANPAL, che si occupa di accompagnare i ragazzi verso il lavoro, deve necessariamente collaborare con le istituzioni.”

Un pubblico folto e interessato ha seguito i lavoro trattenendosi sino alla loro conclusione: segno che la sensibilità, l’attenzione e la voglia di essere presenti non mancano. Insomma, la scuola c’è, in tutte le sue componenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[i] Per l’intervista con il sottosegretario cfr. http://www.leomagazineofficial.it/2017/03/02/angela-donghia-sottosegretario-miurle-cose-importanti-rivalutare-il-ruolo-del-maestro-e-del-cittadino-consapevole-di-cio-che-puo-fare-per-la-comunita/

 

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