Un anno fa, di questi tempi, era quasi impossibile immaginarsi che l’avventura di Paulo Sousa a Firenze sarebbe durata così poco… Certo, sono cambiate molto cose dalla passata stagione: molti meno punti in classifica, fuori dalla zona Europa, tifoseria scontenta e giocatori spenti non fanno certo far felice la piazza viola.

Eppure la Fiorentina odierna è la stessa -o quasi- che dodici mesi fa aveva assaporato il primo posto inanellando una serie di prestazioni eccellenti e vittorie decisive. Un’utopia dolcissima che si è scontrata con la dura realtà e ha lasciato l’amaro in bocca a tutti.

Tanti possono essere i fattori che hanno portato alla completa rottura tra società e allenatore e tra allenatore e tifosi. A cominciare dal mercato (oggetto di contestazione da diverso tempo) che l’anno scorso non rafforzò certo una rosa che, a gennaio, comandava in Serie A e alla quale sarebbero bastati pochi innesti per arrivare in Champions a fine campionato. Gli “acquisti” (perchè non sono degni nemmeno di quel nome) di Benaoulane e Konè ancora stridono nelle orecchie dei tifosi, ma forse di più in quelle di Sousa che, con il suo “faccio l’omelette con le uova che mi danno” fece chiaramente intendere il suo malcontento. E forse tutto è iniziato da lì, quando il tecnico portoghese credeva fortemente nell’impresa (magari non lo scudetto, ma la Champions sì) e il suo sogno è stato spezzato dal “braccino corto” dei Della Valle.

Ma se Sousa avesse ottenuto quello che chiedeva, avrebbe poi centrato l’obiettivo? Il tempo non ci ha voluto rispondere e ora siamo a cercare un capro espiatorio che i tifosi tardano a trovare: allenatore, squadra o società?

Ultimamente sembrano salvarsi i giocatori, rei soltanto di essere incappati in una bufera ai “piani alti” dalla quale difficilmente ne uscirà un vincitore.

Ma torniamo a Sousa, siamo veramente sicuri che abbia fatto tutto il possibile con le uova che aveva? Quando arrivò alla Fiorentina era noto il suo pedigree di allenatore che non va oltre ai 2/3 anni di permanenza in una squadra ma, reduci dal brusco addio con Montella, i tifosi rimasero subito entusiasti del nuovo mister (dal passato juventino) che saltava al coro “chi non salta bianconero è”. Ora forse si sono resi conto che Firenze è stata solo l’ultima tappa delle tante toccate e fuga che il portoghese ha fatto in carriera.

Una storia finita male quella tra Sousa e la Fiorentina e decisamente troppo presto, l’ennesimo allenatore che arriva nel capoluogo toscano non per portare la squadra in Europa, ma bensì per usarla come trampolino di lancio per mettersi in mostra agli ochhi dei grandi club.

Sfortunatamente per lui e per i tifosi questa volta ha fatto cilecca e si è macchiato di atteggiamenti non consoni a quelli che dovrebbero far parte del buon allenatore. Molte conferenze stampa al veleno contro la società ma soprattutto contro una città, come quella di Firenze che ricorda bene e si impermalosisce se trattata male dalle persone che non vi sono nate dentro. Inoltre pesanti sconfitte, al limite dell’umiliazione, hanno accresciuto l’odio degli ultras viola nei suoi confronti.

E ora siamo qua, Paulo Sousa e la Fiorentina, una volta si erano tanto amati credendo che le loro nozze sarebbero potute durare a lungo, ma oggi, a inizio marzo, senza più coppe e obiettivi, le loro strade si dividono, e chissà se mai più si rincontreranno…

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