Immigrazione: possibile ragionarne senza scannarsi? L’opinione pubblica è ormai da tempo divisa,  dando forma – e talvolta origine – a veri e propri movimenti politici che ne hanno fatto un  cardine della loro campagna elettorale. Numerosi i dibattiti sui social e in televisione che vedono il contrapporsi di esponenti della destra e della sinistra: i primi, sostenitori di una regolamentazione del fenomeno migratorio,  che si traduca in maggiori controlli ed espulsioni a carico dei richiedenti asilo; i secondi invece, a favore di un progetto umanitario mondiale, che porti ad un’integrazione culturale e sociale su più larga scala. Ideologismi, partiti e movimenti politici risultano spesso fuorvianti: ognuno “tira acqua al suo mulino” come si suol dire, distogliendo tutto e tutti da quella che è la vera realtà delle cose. La gran confusione, l’ inesattezza delle fonti e dei dati sono più che evidenti ascoltando o leggendo posizioni diverse. Occorre innanzitutto fare chiarezza su una cosa. Esistono tre tipi di protezione internazionale: asilo politico, protezione sussidiaria e protezione umanitaria. Il profugo è “chiunque, nel timore fondato di essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza ad un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato” (art. 1, Convenzione Ginevra 1951; Art. 2 Dir. 2004/83/CE; art. 2, comma 1, lett. e), D.Lgs. 251/2007). A seguito del riconoscimento dello status di rifugiato, la questura dovrà rilasciare il relativo permesso di soggiorno della durata di 5 anni rinnovabili. La protezione sussidiaria è invece riconosciuta a “cittadini di paese terzi o apolidi che non possiedono i requisiti per essere riconosciuti come rifugiati ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornassero nel paese di origine (o nel paese di domicilio se apolide), correrebbero un rischio effettivo di subire un grave danno” (art. 2, lett. g), D. Lgs. 251/2007). La protezione sussidiaria, come per l’asilo, è valida 5 anni. Infine, la protezione umanitaria concessa “qualora ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”; può avere validità massima di due anni e minima di 6 mesi. Dopo i preamboli iniziali, è necessario analizzare scrupolosamente i dati ufficiali relativi al fenomeno migratorio forniti dal Ministero dell’Interno, visibili al link “http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo”. Nel 2015 sono sbarcate in Italia 95.097 persone, 74.250 uomini, 9.720 donne e 11.127 minori. Da prendere in considerazione, il fatto che le richieste esaminate siano state 71.117, il 74% rispetto al numero effettivo di migranti sbarcati. Sorge subito un dubbio: il restante 26% (precisamente 23.980 persone) che fine ha fatto? Coloro a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico sono appena 3555, pari al 5% delle richieste esaminate; la protezione sussidiaria è stata riconosciuta a 10.225 persone (14%) e quella umanitaria a 15.768 (22%). Il diniego è stato invece opposto a 41.503 richiedenti, pari al 58%, la stragrande maggioranza. Stesso andazzo per il 2016: 135.223 sbarcati sulle coste italiane, 105.006 uomini, 18.594 donne e 11.623 minori. Le richieste esaminate sono state 91.102, pari al 67% del totale. Anche qui, 44.121 sbarcati (33%) sono scomparsi  I profughi riconosciuti tali sono stati 4.808, il 5% dei richiedenti; la protezione sussidiaria è stata riconosciuta a 12.873 persone (14%), quella umanitaria a 18.979 (21%). A  54.254 migranti, il 60% circa è stato opposto il diniego. Nei mesi di gennaio e febbraio scorsi sono arrivati 26.994 migranti, tra cui 20.479 uomini, 3730 donne e 2785 minori. Le richieste esaminate sono state 13.813, la metà all’incirca in relazione al numero di sbarcati. Lo status di rifugiato è stato riconosciuto a 1.278 migranti (9,1%), la protezione sussidiaria a 1.277 (9,2%) e quella umanitaria a 3.166 (23%). I non aventi diritto ufficializzati sono stati 8067 (58%). Il riepilogo dei dati sino ad oggi non è certamente confortante: 81.282 migranti non si sa che fine abbiano fatto, né tantomeno come e dove vivano. I profughi sono appena 9.641 su un numero di richieste pari a 176.032 e un numero di sbarcati in due anni e due mesi di 257.314, esattamente il 3,7% del totale.  Escludendo ovviamente gli altri due “tipi” di rifugiati e tutti quanti siano inspiegabilmente scomparsi, coloro a cui è stata negata la richiesta di protezione internazionale, e quindi di soggiorno sul territorio italiano, sono 103.824, pari al 40 %. Dati marcati ed evidenti mostrano chiaramente che fino ad oggi qualcosa non ha funzionato: siamo veramente sicuri di essere un paese civile ed accogliente ospitando un numero così esiguo di persone realmente ritenute bisognose e in pericolo?  Il cruscotto statistico giornaliero relativo all’immigrazione del Ministero dell’ Interno, aggiornato al 31/01/2017, afferma che 174.573 migranti, tra quelli che hanno fatto richiesta, ovvero 176.032 ( leggera discrepanza dovuta, perlomeno in parte, alla mancanza del mese di febbraio nel censimento riguardante l’accoglienza nelle strutture) sono stati accolti in varie strutture dislocate su tutto il territorio. Tra di queste figurano strutture temporanee, hot spot, centri di prima accoglienza e posti SPRAR. Si è rivelato praticamente inutile distinguere le varie richieste di protezione dal momento che, come confermano i dati, la politica d’accoglienza italiana è equivalente al “prendiamo tutto ciò che c’è da prendere nel piatto”. Oltre a rappresentare un problema dal punto di vista della sicurezza sociale, l’accoglienza illimitata e senza regole non porta giovamenti e benifici a nessuno, ma anzi, pone sullo stesso piano degli altri – e talvolta dimentica – chi realmente ha bisogno di aiuto ed ha perso tutto. Cosa siamo in grado di offrire poi a tutte queste persone? Corsi di formazione professionale? Corsi di italiano e di studio? Possibilità di integrazione nella comunità? Beh, forse per qualcuno si, ma questo non vale assolutamente per tutti. Esempio di quanto la politica migratoria adottata dal governo sia fallimentare è  il caso di Roccalbegna, piccolo comune in provincia di Grosseto. I coniugi Santoro, titolari della struttura ricettiva “La Meridiana”, sono stati molto chiari nelle loro testimonianze, scritte e inviate anche alla Prefettura di Grosseto e andate in onda su Rete 4 nella trasmissione “Quinta Colonna”. «Avevamo deciso di mettere a disposizione la nostra struttura per l’accoglienza dei richiedenti asilo sperando di coniugare un reddito a una buona azione. Tutto bene i primi due mesi con gli ospiti ghanesi. Poi l’arrivo dei nigeriani e l’inizio dei problemi. Da subito la cooperativa (si fa riferimento all’Arci) è praticamente sparita. Nei mesi successivi furti da parte dei migranti, alcool introdotto nelle camere, insieme ad apparecchi di dubbia provenienza; e ancora accattonaggio, zero servizi per favorire l’integrazione e il sostegno psicologico e tanti altri problemi, perfino un caso di malattia infettiva non curata. Non si è mai visto un insegnante, uno psicologo. E’ arrivata invece una prostituta. Abbiamo contattato la cooperativa per farlo presente e ci è stato risposto che la ragazza sarebbe potuta entrare per fare il suo lavoro». Così ha affermato il Sig. Santoro, che ha poi mostrato in quali condizioni versavano le camere e portato alla luce altri due episodi: l’uccisione di un capriolo (denunciata alla Forestale) e la successiva aggressione alla moglie (refertata al pronto soccorso). Allora, perchè accogliere tutti indistintamente anche dopo le verifiche del caso? In questo modo, coloro che arrivano ben intenzionati e con il desiderio di farsi una famiglia, di guadagnarsi un lavoro risultano penalizzati e svantaggiati, posti sullo stesso piano di chi viene fatto restare pur non avendone diritto. Cosa ha spinto l’Italia a mettersi in gioco in un progetto così complicato, difficilmente realizzabile viste le risorse territoriali, economiche e sociali di cui dispone? La buona volontà? Perchè no. In parte sicuramente. Tuttavia il motivo trainante è un altro, e questo non per sminuire il lavoro umanitario che militari e poliziotti offrono quotidianamente in mare. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma calcolato in base alla valutazione dei costi di gestione dei centri. Gli enti locali che decidono di partecipare al bando Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo), come l’ultimo del 2014-2016, hanno l’obbligo infatti di presentare un piano finanziario che deve essere approvato dalla commissione formata da rappresentati di enti locali (comuni, province e regioni), del ministero dell’interno e dell’Unhcr (commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Le spese di gestione per migrante, valutate in media intorno ai 35 euro pro capite al giorno, possono subire dunque delle variazioni da regione a regione, secondo il costo della vita del posto e l’affitto delle strutture. Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono dati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. Il nesso più evidente tra l’accoglienza spropositata senza regole e i famosi “35 euro al giorno” è quello di un vero e proprio business, dal quale qualcuno ricava cospicui introiti e guadagni sulle spalle della gente. Qualcuno cerca di far passare tale affare come un atto di pura e libera generosità. Famoso il caso dell’ ex consigliere comunale di Benevento, Paolo di Donato, gestore di ben dodici centri di accoglienza che se ne va in giro con la Ferrari per la città. I soldi spesi, a partire dal 2015 sino ad oggi, sono all’incirca cinque miliardi di euro, ovvero sei milioni al giorno. Cifre esorbitanti, provenienti, ovviamente, dalle nostre tasche. E’ veramente deplorevole come qualcuno cerchi di favorire e soddisfare i propri interessi traendo beneficio dal dolore e dalla fatica altrui, e questo sotto gli occhi di tutti. Il silenzio e la passività sono ciò che desta più pudore e che conferma il fatto che a lucrare e mangiare sulla pelle di esseri umani non è solo il “venditore”, ma lo sono anche tutti i “compratori”, per capirsi, gli “amici degli amici”. Nella stragrande maggioranza dei casi i migranti sono gettati lì, senza alcun tipo di interesse per loro stessi e per i borghi ospitanti. A nessuno frega di come e dove andranno a vivere. Assurdo il caso di Conetta, piccola frazione del Comune di Cona nel veneziano, dove i rifugiati e i profughi sono 900, mentre gli abitanti sono appena 197. Questa è la realtà dei fatti, e questo concorre all’alimentare tensioni sociali e rivolte popolari, nate dalla preoccupazione e dai disagi della gente. Ecco allora che dobbiamo chiederci di nuovo e, stavolta, con cognizione di causa: l’Italia è veramente un paese accogliente?

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