Dopo il deludente, anzi più deprimente, pareggio a Ferrara, i ragazzi di Pioli erano tenuti a riscattarsi, ma la seconda trasferta consecutiva richiedeva, in pratica, un’impresa quella di cercare di arginare una big come la Lazio e per giunta all’Olimpico. Alla fine, comunque, il risultato è sembrato rispecchiare quello che è stato l’andamento della gara, giocata in gran parte dai padroni di casa con gli ospiti pronti a cercare la via della rete in contropiede.

 

Gli uomini di Simone Inzaghi, reduci da novanta minuti in Europa League giovedì e con due soli allenamenti alle spalle, sono apparsi comunque reattivi e padroni del campo; anche se nel finale hanno accusato -abbastanza evidentemente- la stanchezza fisica. Infatti, i soliti noti dei biancocelesti sono stati sottotono e hanno prodotto un gioco confusionario e poco pungente, beneficiando però lo stesso delle poche occasioni create. Oltre alla rete, di De Vrij su palla ferma, i laziali hanno concluso rare volte nello specchio impegnando Sportiello solo sul colpo di testa ravvicinato di Parolo.

 

Per quanto riguarda i viola, grande può dirsi il rammarico per non aver colto al volo un’occasione più che ghiotta di uscire da Roma con tre (sempre meglio che uno) punti, utili per fare un piccolo salto in classifica. Tanti sono stati i contropiedi sciupati da Chiesa e Simeone e, ancora di più, i tiri con Veretout e Benassi, sempre troppo deboli per poter impensierire un attento Strakosha. Veramente troppi per una squadra che ha un bisogno disperato di sbloccarsi in fase realizzativa. Quello che ormai è diventato anche il grande limite della Fiorentina: negli anni passati, infatti, erano sporadiche le conclusioni da fuori area e si cercava sempre di entrare col pallone in porta. In quest’ultima partita sono stati ben 8 i tiri da una distanza superiori ai 20 metri, nessuno dei quali si è mai reso veramente pericoloso.

 

La svolta (si fa per dire). Minuto 89: il neoentrato Caicedo tocca il piede di Pezzella in area biancoceleste, lì per lì si continua a giocare, l’arbitro però viene richiamato a consultare il Var. Calcio di rigore. Babacar dal dischetto spiazza Strakosha e pareggia i conti. Un pareggio meritato sì, ma arrivato abbastanza casualmente.

 

Chi si aspettava una reazione di carattere, e magari con qualche punto in più, dei viola sarà rimasto un po’ basito dato il solito, soporifero, gioco della squadra di Pioli, sempre prevedibile e quasi mai intraprendente. Chi, invece, era certo della sonora batosta in casa della Lazio probabilmente avrà esultato veementemente al gol di Babacar.

La verità è che, dopo 13 giornate, ancora la Fiorentina non ha trovato la sua identità di gioco, ancorata al vecchio e -quasi abbandonato- possesso palla e in cerca di un nuovo sviluppo offensivo in ripartenza.

 

Inutile continuare a parlare e a dare la colpa al mercato estivo (anche perchè tra un mese inizia quello invernale) dato che a giocare bene sono sempre i soliti Pezzella, Chiesa e Veretout e lo è ancora di più attaccare la società che da tempo si è tirata fuori. Basta alibi e scuse. Adesso è arrivato il momento di fare punti perchè la classifica -scusate- fa schifo e i tifosi si sentono ormai quelli di una qualunque squadra da metà classifica.

 

 

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