“Ne prenderanno un sacchetto”, “non toccheranno palla”, “farebbero meglio a non venire” erano questi i pensieri di chi, convinto di una vittoria facile dei partenopei, descriveva alla vigilia della gara, Napoli-Fiorentina. E invece no. Anzi è andata in tutt’altro modo…

 

Infatti la squadra di Pioli, reduce da un periodo di discreta forma e con tre risultati utili consecutivi alle spalle, si è presentata al San Paolo con l’abito giusto, quello per le occasioni importanti, e non ha sbagliato.

Confermato l’ once de gala (come direbbero gli spagnoli) ovvero la migliore formazione schierabile, il tecnico viola ha dato chiari dettami tattici ai suoi su come arginare le ali degli azzurri e su come cercare la ripartenza nel miglior modo possibile. Nel primo tempo, infatti, i viola hanno recitato alla lettera il copione di Pioli chiudendo tutti gli spazi in difesa e trovando a più riprese il contropiede con il tridente Chiesa-Simeone-Thereau, sfiorando il gol in più di un’occasione.

Dall’altra parte del campo, però, c’era un Napoli “con i cerotti” -visti gli infortuni di Ghoulam e Insigne– reduce dall’uscita in Champions League in settimana, che ha incontrato diverse difficoltà nel rendersi pericoloso e nel far girare palla velocemente. La squadra di Sarri è apparsa irriconoscibile a tratti, confermando le debolezze messe in evidenza nelle ultime uscite con Juve e Feyenoord.

 

Alla fine il risultato è stato un giusto pareggio che va stretto al Napoli, per chiare ragioni di classifica, e stretto ai viola, per il gioco messo in mostra in una trasferta così complicata.

Chi ci è rimasto peggio, però, sono sicuramente i primi. Perchè la Fiorentina, dopo il pareggio seppur in extremis con la Lazio, ha ottenuto un altro punto (in trasferta) contro una big del campionato confermando i progressi nel gioco e sviluppando una grinta tipica di chi vuole vincere. Certo, se il pallone di Zielinski invece di finire sul palo entrava in porta e il tiro di Hamsik finito di poco largo pure, eravamo qui a commentare una buona e bella Fiorentina che in gita a Napoli non aveva tradito le attese dei bookmakers. Invece il risulato finale premia i viola che, dopo quasi metà campionato, sembrano pronti a riprendersi il ruolo di squadra di prima fascia, anche se lontani dalle contendenti all’Europa che conta, ma consapevoli di essere tornati a un livello “decente” per lo stemma che portano cucito sulla maglia.

 

Le note positive sono state diverse: a partire dalla difesa, dove Pezzella ormai è diventato il leader indiscusso, passando per la mediana nelle mani di Badelj (una roccia) e Veretout, stakanovista di come non se ne vedevano da tempo, per arrivare là davanti con un cholito Simeone in crescita pronto anche a fare a spallate con i difensori più muscolosi del campionato.

Pioli si può certamente dire soddisfatto della prestazione della sua squadra e anche i tifosi ora sembrano capire il vero valore dei giocatori in maglia viola. Anche se i beniamini restano Chiesa e Pezzella, importanti sono stati i passi avanti di Laurini e Benassi, sempre più al centro del gioco e già diventati indispensabili, insieme a Sportiello, un portiere sì non eccezionale coi piedi, ma una garanzia tra i pali quando si tratta di salvare il risultato.

 

E’ ovvio che ci sia ancora da migliorare per ritornare ai livelli della Fiorentina degli anni passati, ma i nuovi -ormai assodati- giocatori stanno facendo (piano piano) dimenticare i protagonisti della passata stagione. Cosa assolutamente non facile dopo la svendita della squadra in estate.

Il settimo posto (ultimo disponibile per l’Europa) ora è alla portata di mano, ma, dando un’occhiata ai risultati delle dirette avversarie, anche il sesto potrebbe diventare appetibile per i ragazzi di Pioli. La Fiorentina sembra finalmente essere tornata, adesso sarà il tempo a dirci se queste non siano solo illusioni.