“Viviamo in una società frenetica in cui l’ossessiva ricerca della perfezione ci allontana sempre di più da noi stessi è questa la prospettiva attualizzata di questa mia versione de La Bella addormentata”.

Diego Tortelli

 Dal 7 al 10 dicembre sono saliti sul palco del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino,sedici danzatori del Junior Balletto di Toscana, compagnia diretta da Cristina Bozzolini.I danzatori, che affrontano vere e proprie tournée nei teatri di tutta Italia, sono giovani ragazzi dai 16 ai 24 anni, a conferma delle capacità formative della scuola del Balletto di Toscana, una delle migliori scuole di danza con oltre 30 anni di esperienza e che si avvale di professionisti affermati per le sue coreografie.

La fiaba francese di Perrault (di cui esiste in italiano anche la traduzione toscaneggiante di Collodi) inclusa ne“i racconti di mamma oca”,venne musicata dal celeberrimo compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij a fine del XIX secolo sotto la richiesta dell’allora direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevolozhsky. La prima rappresentazione ebbe luogo il 15 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Russia: il successo del secondo, per cronologia di composizione, dei tre balletti di Čajkovskijfu immediato.Bisogna aspettare però il 1896 perché il balletto giunga in Italia, al Teatro alla Scala di Milano, ma già nella prima rappresentazione a San Pietroburgo vediamo nelle vesti di Aurora una bellerina italiana: Carlotta Brianza.

La trama della fiaba è nota a tutti, grazie alle numerose reinterpretazioni cinematografiche, la più celebre è quella del 1959 della Disney.

Aurora è la figlia tanto amata nella corte del re Floristano, che durante la festa del suo battesimo venne maledetta dalla fata Carabosse, il cui nome non è presente nella lunga lista degli invitati. La maledizione di Carabosse venne attenuata dalla fata Lilla: Aurora, giunta al suo sedicesimo anno di età, non morirà infatti per la puntura con un fuso, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo ed eterno sonno, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe. La maledizione si avvera come previsto, il giorno del suo sedicesimo compleanno, e dopo cento anni, in una radura nei pressi del castello ancora avvolto dai rovi, una compagnia di nobili è presa in una battuta di caccia, tra questi si trova il principe Désiré che attraverso un sogno indotto dalla fata Lilla si innamora di Aurora. Una volta sveglio va alla ricerca dell’amata, la trova dormiente nel castello, e con il suo bacio spezza l’incantesimo e in tutta la corte ricominciano le danze. L’opera si conclude con i due promessi sposi che danzano, in un celebre passo a due, alla reggia di Floristano, e con loro anche tutti gli invitati in onore del futuro re e della futura regina.

La nuova produzione Junior balletto di Toscana differisce da tutto questo: la lettura attualizzante è firmata da il coreografo Diego Tortelli formatosi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e alla Scala di Milano, e appassionato coreografo con sempre crescenti consensi di critica. Tortelli, per confermare la sua caratura di creatore, ha l’obbligo di realizzare un balletto fatto su misura, che esige una nobiltà e ragion d’essere assolute.

Nelle sue mani di trentenne la celeberrima fiaba di Perrault cambia i connotati: la “Bella Addormentata” del ventunesimo secolo si muove  lungo le strade frenetiche di una metropoli, “dove tutti sono sempre di corsa alla ricerca disperata di realizzare il loro sogno perfetto” e in questa moltitudine disperata spicca un poeta solitario, interpretato da Roberto Doveri, che sogna la sua Aurora, la giovane Matilde di Ciolo, tanto perfetta quanto irreale. In scena sono presenti altri due protagonisti: la fidanzata del poeta, interpretata da Veronica Caldo, e un giovane e valente Martino Biagi, studente del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, nei panni di Carabosse che con i suoi dolci movimenti è in grado di rubare la scena.

Viene rappresentata una società che ci allontana da noi stessi, dal nostro essere più profondo e dal mondo che ci circonda, dove nulla è mai davvero perfetto, anzi è caotico, come si può intendere dai movimenti scattanti e duri dei corpi in alcune scene. Reagiamo creandoci un ideale di vita e di amore perfetti e ingannevoli, che accrescono il nostro senso di solitudine, disperazione e il distacco da ciò che è reale e realmente importante.

L’orchestra del Maggio Musicale, diretta dall’esperta bacchetta del maestro Giuseppe La Malfa ha saputo dare vita in maniera eccezionale la partitura di Čajkovskij che, mentre la fiaba può essere letta in diverse chiavi, anche quella moderna ,  ha rivelato il suo eterno fascino ed è sotto queste famose note che cedono i colpi decisi dei corpi leggeri e sinuosi.

Vi è un movimento continuo che l’occhio segue e non perde nemmeno per un attimo di vista, a costo di non battere le palpebre. I corpi si riuniscono in una danza ora frenetica, caotica, ora armoniosa, ora lotta.

L’ottima scelta dei colori dei vestiti e delle luci che permettono sempre dei giochi di ombre alla Michelangelo Merisi, regalano scene ricche di pathos ed enfasi, che anche l’occhio più critico non può fare a meno di apprezzare.

Le mezze punte, le punte, i salti e tano altro, travolgono lo spettatore, lo sublimano, trasportandolo in un mondo nuovo,  dove è preso solo dai movimenti che attento osserva e ignora il tempo e lo spazio, vorrebbe che tutto ciò non tramontasse mai, ma quando il palcoscenico si chiude, e la gioia uditiva e visiva finisce, non rimane altro che alzarsi e applaudire davanti alla grinta di giovani ragazzi pieni di talento.

 

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