Libertà e innovazione di pensiero : ecco le chiavi di lettura di questa nuova stagione di una delle eccellenze fiorentine in campo teatrale; si potrebbe dire … l’eccellenza per eccellenza!

Com’ è già stato approfondito in un precedente articolo del Leomagazine ( link: http://www.leomagazineofficial.it/2018/03/26/festival-del-maggio-fiorentino-lxxx-maggio-musicale-ai-confini-della-liberta / ) nella tarda mattinata del 26 Marzo scorso a Palazzo Vecchio si è svolta l’ ultima conferenza stampa del Maggio Musicale Fiorentino, per presentare il nuovo programma del Festival definito da Cristiano Chiarot  “La festa del risveglio”.

Dialoghi ai confini della libertà è il mottoi che fa da titolo a questa nuova stagione piena di spettacoli che ci accompagneranno fino a luglio inoltrato. Ed è proprio ai confini della libertà che è incentrato il progetto, d’altronde si sa “la Primavera porta aria nuova e fresca piena di libertà”. Infatti l’obbiettivo è proprio quello di portare innovazione, in modo da raggiungere risultati e traguardi ancora più grandi di quelli dell’anno appena trascorso, come sottolineato anche dal Sindaco fiorentino Dario Nardella, che inoltre ha elogiato ciò che il Maggio ha fatto fino adesso sotto la direzione di Chiarot, soffermandosi su di una cosa in particolare che è rivolta al futuro: il riavvicinamento dei giovani all’ Opera e della stessa ad altre istituzioni. Ha elogiato poi, la bravura di pensare l’orchestra e la città come un’unica macchina così da rendere il legame Firenze – Maggio ancora più forte.

Monica Barni (Vicepresidente della Regione Toscana) ha parlato delle collaborazioni che il Maggio ha ricevuto dalle diverse associazioni che essendo numerosissime, variano da fondazioni e biblioteche fino ad arrivare ai Licei. Ed è anche grazie a questi aiuti che il programma del Maggio è cosi vario e ampio, con il coinvolgimento dei più significativi artisti toscani da Virgilio Sieni a Giancarlo Cauteruccio. Fondamentale è stata anche l’uscita al di fuori della cerchia fiorentina con collaborazioni con altre città, definendo Firenze “aperta al mondo”. Sicuramente lo si può interpretare come un segnale più che positivo, che sta a dimostrare l’importanza che ha il Maggio nell’ ambito teatrale non solo in una visione fiorentina ma bensì in una molto più ampia.

Una volta presa la parola, Cristiano Chiarot (sovrintendente del Maggio Musicale) lascia intendere come queste collaborazioni abbiano reso più incisivo il Maggio, definendone la forza e la capacità di iniziativa. Parlando del titolo, dice che dietro la sua scelta c’è stato un lungo studio che mirava ad integrare nello spettacolo teatrale tutte le sue componenti, come ad esempio danza e musica, richiamando appunto il concetto di libertà di confine. Esempio di ciò è il compositore russo Dmitrij Šostakovič (1906-1975) che nonostante abbia vissuto sempre sotto regimi totalitari è riuscito ad esprimere la sua passione con la musica, e non solo. Anche l’opera Cardillac ha un ruolo simile, l’artista attaccato alla sua opera e tutto quello che ne consegue.

Chiarot  punta in questa stagione del Festival anche ad una riscoperta del Seicento, con opere che sono state poco seguite qui a Firenze e che necessitano di una rinascita, come lo è La Dafne con la versione fiorentina del 1611.