Dopo un’entusiasmante inizio di stagione, fatto di gol e un en plein di vittorie casalinghe, per la Fiorentina è arrivato il primo stop interno, quello di domenica scorsa contro il Cagliari. La sterilità offensiva e la mancanza di una regia che costruisce il gioco hanno rallentato l’arrembante partenza dei viola che, se nelle prime gare avevano potuto contare sia su una solidità difensiva che su un attacco prolifico, adesso si è dovuta fermare al palo a causa dello scarso rendimento dei suoi uomini dalla trequarti in su.

Il pareggio contro i sardi è indice di questo atteggiamento negativo nei confronti della porta avversaria che, soprattutto nelle trasferte più complicate (Napoli, Inter e Lazio), si è rivelato fatale ai fini del risultato finale. Ora vien da chiedersi di chi sia la colpa di questo mal di pancia offensivo. Molti tifosi hanno puntato il dito verso il centravanti della Fiorentina, Giovanni Simeone.

Il numero 9 argentino, reduce dai 14 gol della passata stagione, sembra non essere più il punto di riferimento dell’attacco viola, spesso amorfo dal gioco e con un atteggiamento quasi svogliato nel cercare di guadagnarsi palloni giocabili. Se nello scorso campionato il suo limite più grande, ovvero quello di non partecipare al gioco della squadra alle sue spalle (come faceva benissimo invece un ex n°9 viola come Nikola Kalinic), passava in secondo piano rispetto alla sua funzionalità nel mettere la palla in fondo al sacco, quest’anno sembra evidente la sua estraneità nel modulo di Pioli e la sua scarsa attitudine nel cercarsi le occasioni da rete. 

I numeri parlano chiaro: il Cholito ha segnato solo 2 reti nelle prime 9 giornate -la peggior punta, sotto questo aspetto, dei top club di Serie A (insieme a Belotti)- e anche le sue conclusioni a rete sono state poche. Quasi inesistenti -inoltre- i suoi colpi di testa, una peculiarità per un attaccante che sicuramente non è un gigante, ma che l’anno scorso aveva più volte trasformato in rete i cross di Biraghi. E anche questo aspetto è venuto fuori domenica scorsa, quando è stato Chiesa a colpire di testa in area di rigore nel posto che doveva essere invece di Simeone. Questo significa che i cross arrivano, ma non c’è nessuno a depositarli in rete. La coperta corta nelle file dell’attacco di Pioli lascia poche possibilità per cambiare il protagonista là davanti: il tecnico ha già provato a inserire il millenial Vlahovic a partita in corso, producendo però scarsi cambiamenti.

Possibile però che sia solo Simeone il colpevole della scarsa efficacia offensiva della Fiorentina? Nel 4-3-3 adottato fin’ora, solo Chiesa sembra trovarsi a suo agio, mentre Pjaca, come lo stesso Cholito, sembra un pesce fuor d’acqua nel ruolo che gli è stato ritagliato da Pioli a inizio stagione. Uno scambio di posizione tra i due titolari non sembra possibile, vista l’inadattabilità dell’argentino a giocare sulla fascia, mentre un tentativo di mettere il n°10 viola al centro del tridente potrebbe essere una valida alternativa per mischiare le carte in tavola tra le possibili soluzioni offensive. Pjaca sembra calato per giocare in una posizione più centrale di quella che fin’ora gli è stata concessa, dato che il suo unico gol è arrivato proprio dentro l’area di rigore e visto che sulla fascia non desta molte preoccupazioni ai terzini che incontra. 

E Simeone? Lasciarlo in panchina potrebbe avere un effetto demoralizzante nei suoi confronti, quasi fosse retrocesso a riserva, ma potrebbe anche sbloccare le sorti dell’attacco. Chissà che il Cholito non possa prendere la panchina come una sfida nei confronti di sé stesso per tornare in campo più motivato di prima. 

Alla nuova Fiorentina servono alla svelta i gol del suo centravanti…ma avrà lo stesso nome del Cholito?