Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di sfruttamento, gig-economy e co.co.co (contratto di collaborazione coordinata e continuativa); parole che in quest’ultimo periodo si sentono dire spesso purtroppo. A pagarne le spese sono per la maggior parte i giovani.

Stiamo chiaramente parlando delle varie aziende (grandi e piccole), che consegnano cibo da asporto per conto della maggior parte dei ristoranti e fast-food in tutta Italia. Avrete di certo sentito parlare di Just Eat, Deliveroo, Foodora, Glovo e molte altre aziende che mediante i “riders” riescono a consegnare il tutto il cibo che si desidera dal ristorante che si desidera, direttamente nelle vostre case.

Ma come funziona?

Può funzionare in modi diversi, solitamente il lavoratore, una volta stipulato il contratto con l’azienda (tutto online), mediante un algoritmo informatico riceve dei turni di lavoro; diurno, notturno o varie intemperie la paga non cambia, come riportato anche da  Il Corriere della Sera.[i] Il rider, col proprio mezzo e purtroppo solitamente è una bicicletta, viene pagato dall’azienda a seconda di quante consegne fa, la paga è di circa 4 euro a consegna, contando che ogni consegna ha una durata di circa mezz’ora il rider viene pagato circa 8 euro l’ora.

Perché “purtroppo” la bicicletta?

È assolutamente un bene per le città e l’ambiante che al posto dell’inquinamento di molti motorini si sia preferito le biciclette, ma forse non troppo per i riders. Infatti sono stati molti i casi, in Italia soprattutto, di fattorini in bicicletta coinvolti in incidenti con auto. Non per questo la colpa è sempre di qualche automobilista distratto o addirittura a cellulare, bensì spesso la causa spesso è della fretta dei riders per riuscire a fare più consegne in meno tempo possibile, per ricevere qualche soldo in più e magari qualche mancia!

In caso di incidente però sono assicurati giusto?

Assolutamente no! Solo Deliveroo ha stipulato una sorta di assicurazione con i propri lavoratori che è di circa 50.000 euro per incapacità permanente più 3.000 per i funerali in caso di morte; una bazzecola rispetto ad un lavoratore normale che, come riportato da  Il Corriere Della Sera per un danno tale, percepisce una somma a sei zeri. Per il resto delle aziende non esiste ancora un’assicurazione vera e propria, in molte coprono un minimo i lavoratori “fissi” (ovvero non su chiamata); si parla comunque solo del 20% dei riders.

Sembra che in politica si stia muovendo qualcosa, lo stesso vice-premier  Luigi Di Maio già da giugno si è pronunciato a riguardo promettendo salari minimi (con pagamento a ore) e assicurazioni. Bisogna dire che le cose stanno cambiando, ma ancora la situazione non è molto cambiata. Inoltre a giugno, sembrava si stesse muovendo anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, che pubblicando un selfie con i corrieri di Runner Pizza (i corrieri più assicurati e retribuiti al momento), faceva i complimenti ai riders e sottolineava il fatto che fossero assicurati. Ma purtroppo, per i riders delle compagnie online ancora non c’è un’assicurazione e un salario minimo veri e propri.

Da dicembre circa, Foodora ha chiuso i battenti, visto che Glovo ha deciso di concludere la collaborazione tra i due. A Firenze circa 200 persone hanno perso il posto di lavoro (fisso). Dopo le varie lamentele e manifestazioni, Glovo ha dato come “soluzione” quella di iscriversi a Glovo per lavorare, ovviamente come lavoratori su chiamata e non a tempo pieno, per cui meno paga e garanzie.

Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani che cercano di portare qualche soldo a casa, perché non tutelarli? Perché immetterli in una viabilità stradale che non funziona a causa di buche e un traffico che non viene gestito in una maniera corretta? I riders, o come li vogliamo definire, oltre ad un’assicurazione che li salvaguarda e un salario minimo hanno bisogno di vie sicure sulle quali circolare, come ad esempio una ciclabile o corsie apposite. La maggior parte delle persone che ordinano cibo da asporto non si interessano alle condizioni dei lavoratori, ma solo al loro delizioso piatto che guai se arriva tiepido invece che bollente! Senza ovviamente tenere conto della pioggia, il freddo o il tratto di strada fatto in bici. Per un lavoro così rischioso non si può guadagnare solo grazie alle mance (quando vengono date), perché spesso è grazie ad esse se un rider riesce a portare qualcosa a casa.


[i] Il quotidiano milanese si è occupato più volte del problema. Ad es. https://www.corriere.it/economia/18_novembre_01/rider-incontro-mise-7-novembre-ma-confronto-salita-d267e2c0-de22-11e8-8216-3f7e282dea98.shtml

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