Quattro diversi dialetti toscani e tante risate sono state portate sul palco del Teatro dell’affratellamento di Firenze dal giovane attore e presentatore pisano Jonathan Canini e dal suo collaboratore Riccardo di Marzio. Qua, il 3 Febbraio 2019 è andato in scena “Cappuccetto Rozzo”: una divertente e attualizzata rivisitazione della classica fiaba dei fratelli Grimm incentrata sui più conosciuti vernacoli della nostra regione.

Ambientata al giorno d’oggi in una versione fiabesca del Mondo in cui viviamo la storia presenta gli stessi personaggi dell’originale ma leggermente modificati; a ognuno di essi infatti è stato associato un dialetto diverso: la nonna al livornese, il lupo al pisano, Cappuccetto al fiorentino e il cacciatore al lucchese. In una scena compare anche la mamma della protagonista ma lei, al contrario degli altri, non ha un suo vernacolo. Nonostante i personaggi siano abbastanza numerosi i due attori sono riusciti molto bene, grazie a continui scambi, a interpretarli tutti.                                              

La trama è introdotta da un prologo comprendente la divertente storia di Jonathan (narrata dall’attore stesso) e dall’apparizione di alcune “Special guests” come Papa Franceso, Maurizio Costanzo, Silvio Berlusconi e Topolino tutte interpretate da Riccardo di Marzio.                                                                                                                           

La vicenda come nella versione dei Grimm parla di una giovane che deve attraversare il bosco per andare a trovare la nonna per portarle delle provviste ma le… licenze poetiche non sono poche: intanto il mezzo di trasporto (una vecchia Renault twingo di proprietà della madre) e poi nelle vicende del lupo e del cacciatore. Il primo infatti incontra Cappuccetto nel bosco e si arrabbia con lei perché pensava che avesse fatto fuggire tutti i cinghiali e  l’avverte della presenza del lupo. Quest’ultimo invece fa provare alla ragazza dei funghi velenosi che le causano allucinazioni e, in seguito, si trova a casa della nonna in quanto suo amante. In questa circostanza ritroviamo il cacciatore che si annuncia marito della nonna anche se, in verità, aveva semplicemente sbagliato casa. In seguito alla conoscenza e alla riappacificazione tra i due l’uomo propone all’animale di diventare il suo cane-lupo da tartufi

“Rozze”, come il titolo,  le sceneggiature e la recitazione; ma questo è sembrato poco importare al pubblico che,conquistato dall’intrattenimento e dai dialoghi proposti dai due autori, è alla fine risultato soddisfatto e molto divertito. I due giovani protagonisti, oltre a essersi mostrati estroversi sul palco, finita la rappresentazione sono scesi in mezzo alle persone per fare foto e scambiare “due chiacchiere”. Pieno successo dunque senza se o ma.

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