“se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”

Un treno e una meta, ma il viaggio va in senso opposto al tempo: si visita il passato. Dal 20 al 24 gennaio circa 700 ragazzi della Toscana hanno scoperto Auschwitz, non che la sua esistenza fosse ovviamente loro sconosciuta, ma…

“I film, i libri, la scuola, ti fanno capire le dinamiche dei campi di sterminio, tuttavia finché non vedi, inconsciamente ti pare finto. (Zakaria El Goutbi)

“Lo studio ti dà la parte storica di ciò che è avvenuto ma quella sentimentale la lascia in secondo piano. Forse i film, almeno alcuni come Schindler’s List, la vita è bella o il pianista vanno a toccare più il cuore ma di certo non è come essere lì.” (Zoe Cioni)

Parole di 2 degli 8 ragazzi (Zakaria El Goutbi, Gabriele Tarchi, Zoe Cioni, Leonardo Macchiarini, Federica Donnini, Carlotta Rella, Samia Becagli, Joe Manganas) del Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Firenze che hanno partecipato al progetto “Il treno della memoria“.

L’idea di questa iniziativa nasce nel 2004 e vi hanno aderito oltre alla Toscana anche Piemonte, Puglia, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Toscana, Sardegna, Calabria e Sicilia.

Non è una gita comune, vengono offerti ai ragazzi dei valori, delle emozioni, delle immagini che concretizzano i racconti dei nonni, i vari studi, le semplici parole scritte.

“Mai avrei immaginato che visitando quei luoghi, passeggiando dove milioni di persone lavoravano o morivano avrei provato un senso di oppressione e angoscia io stessa. È impressionante pensare che noi stessimo camminando sulle ceneri delle stesse persone che vissero e morirono là.” (Samia Becagli)

“Un lunedì mattina mi sono ritrovata ad Auschwitz-Birkenau, un luogo che incute timore e paura. Un ambiente immenso ed immerso nella nebbia, la quale non fa vedere la fine.” (Carlotta Rella)

“La mia esperienza è stata totalmente diversa dalle mie aspettative: non si tratta solo di un fatto visivo, non è solo il luogo, ma le emozioni che si provano lì… è difficile da spiegare, è un qualcosa di molto forte.” (Zakaria El Goutbi)

“Sono partito con il timore di non impressionarmi, che mi avrebbero giudicato insensibile; ma arrivati lì è impossibile che la tua sensibilità non venga colpita.Tutti noi ci siamo trovati davanti a un pezzo di storia che ci è sempre stato insegnato ma che non abbiamo mai toccato con mano.

Ho provato ad immedesimarmi, per quanto fosse possibile, nei deportati, in cosa potessero provare ad essere caricati a centinaia su un carico merci, privati dei loro beni e portati in posti del genere… adesso mi porto dietro un bel peso, ma sono contento di averlo.” (Joe Manganas)

 Alla domanda “Cosa vi siete portati dietro da questa esperienza?” La parola-chiave delle loro risposte è stata consapevolezza.

“Dopo il viaggio poi cambia anche la “visione” della quotidianità… tornare a scuola, o anche solo a casa… all’inizio è difficile. Continuano a tornarti in mente alcune delle cose che hai visto nei campi, le foto, o quello che hai provato…è come se questa nuova parte di te che si è formata con il viaggio, una parte più consapevole, ma anche piena di tristezza, cercasse il suo posto nella tua vita quotidiana, e all’inizio ti disorienta, ti fa emozionare tutte le volte che lo racconti…” (Federica Donnini)

“Ciò che mi resterà per sempre impresso saranno le sensazioni provate, le immagini di capelli, scarpe e volti. Mi porterò dietro anche il nome che mi è stato assegnato per la commemorazione di una piccola parte dei deportati, Giulia Nacson. 

Considero Il treno della memoria un’iniziativa fondamentale nella maturazione della consapevolezza del passato.” (Samia Becagli)

Perché fare un viaggio del genere? Per ricordare. Per sapere. Per vedere.

“Questo viaggio è servito per conoscere e soprattutto sentire. Sentire la sofferenza presentein quei luoghi.” (Zoe Cioni)

“Cercherò di adempiere alle richieste che mi sono state fatte, ovvero di essere io stessa portatrice della testimonianza.” (Samia Becagli)

“La cosa che tutti i testimoni che abbiamo ascoltato hanno ripetuto, senza mai suonare ripetitivi, è di non essere indifferenti, pensare in modo critico e fare le proprie scelte individuali.”(Federica Donnini)

“È impossibile capire materialmente cosa è successo. Credo, e spero, che qualsiasi essere umano non riesca ad immaginare milioni di cadaveri accatastati l’uno sopra l’altro. Ma, per evitare che riaccada, mi porterò quest’esperienza nella memoria. La diffonderò, sperando che anche coloro che mi ascolteranno, la racconteranno a loro volta.” (Carlotta Rella)

Al tempo stesso vedere tali atrocità ormai passate, fa riflettere sul presente. Si scopre un velo e quindi una nuova visione della quotidianità.

“Ho imparato che non esiste la “pazzia” in questo mondo, che siamo tutti uguali e che potremmo commettere nuovamente gli stessi errori, senza mai imparare da ciò che ci è già successo in passato…

La cosa che mi ha colpito di più delle testimonianze che abbiamo visto è che erano completamente destrumentalizzate, ovvero non avevano bisogno di parlare di socialismo o comunismo per spiegare le loro posizioni antifascista, in quanto (secondo la mia modesta opinione) loro, che hanno vissuto in prima persona quell’esperienza devastante, sono semplicemente contro tutto ciò che va contro la libertà dell’espressione e contro la repressione dei diritti inalienabili dell’uomo.

L’esperienza del viaggio ha rafforzato sicuramente la mia visione del mondo, della politica attuale e della società…

Semplicemente penso che spesso sia assurdo pensare agli interessi economici quando c’è in gioco la vita delle persone.” (Leonardo Macchiarini)

“Sono passate due settimane da quando sono tornata ed è come se la mia percezione della realtà fosse meno superficiale e più profonda. 

Come se riuscissi a cogliere di più l’indifferenza delle persone.

 Indifferenza, una parola importante, di cui è pieno il mondo al giorno d’oggi. Spero che ciò cambi, che si rincominci a lottare per la vera uguaglianza tra esseri umani, che oggigiorno è fittizia nella società.

Sono tanti gli interrogativi che, durante il viaggio, ho risolto, ma altrettanti sono quelli che mi si sono aperti. Tra questi uno in particolare credo che mai avrà una risposta…

Come può un uomo uccidere un suo fratello?”(Carlotta Rella)