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10 febbraio 2005: per la prima volta in Italia si celebra il ricordo e si rinnova la memoria delle vittime del massacro delle foibe e della successiva emigrazione forzata di centinaia di migliaia di italiani istriani e giuliano dalmati.

Un giorno per ricordare le anime di migliaia di nostri compatrioti gettati vilmente negli “inghiottitoi carsici” (le foibe appunto); un giorno per piangere chi ha pagato con il sangue la propria identità; un giorno per immedesimarsi nel dramma dei 350mila italiani costretti all’esilio dalle terre che avevano sempre abitato e che sentivano loro.

Un giorno, che interrompe un silenzio durato per più di mezzo secolo, e che mette a galla una Verità scomoda, una realtà storica che molti non vogliono ricordare, non vogliono raccontare, soffocata in un silenzio lungo sessant’anni. Il sangue di queste morti italiane grida vendetta, esige di essere ricordato, la loro storia pretende di essere raccontata.

E’ il settembre 1943, l’Italia firma la sua resa, le forze armate rompono le linee, si crea un vuoto di potere che coinvolge anche l’esercito, specialmente nelle zone di confine (il delicato fronte orientale) quali appunto l’Istria e la Dalmazia. Sarà l’inizio della tragedia.

Le  milizie di partigiani comunisti di Tito cominciano a vendicarsi di anni di italianizzazione forzata e di integrazione imposta sotto il regime di Mussolini alle popolazioni slave di quelle terre, e riversano il loro odio e la loro frustrazione su migliaia di italiani (considerati genericamente fascisti).  Spinti da una nuova forza malefica dopo la caduta del regime fascista, gli slavi identificarono come loro nemici tutti gli italiani non dichiaratamente comunisti. Vennero subito catturati migliaia di persone, colpevoli solo di considerarsi e sentirsi italiane, vennero torturate, e poi gettate nelle foibe, giù nelle insenature carsiche, per un volo di centinaia di metri.

Le uccisioni erano barbarie pura, esageratamente crudeli. I condannati erano spinti fin sull’orlo delle foibe carsiche, qui erano legati col fil di ferro l’uno all’altro per polsi e caviglie come a costituire una catena umana. Poi veniva fatto fuoco su i primi del gruppo che per inerzia cadevano nelle insenature tirando giù con sé tutti gli altri. I più fortunati morivano sul colpo; tutti gli altri morivano e marcivano, dopo giorni di agonia e sofferenza, sui corpi dei loro fratelli italiani.

Il genocidio voluto da Tito era appena cominciato, il compimento della pulizia etnica, a cui i partigiani comunisti volevano arrivare, era ancora all’inizio. Le milizie di Tito avevano come obiettivo l’occupazione dei territori italiani, la conquista di quelle terre che portano il nome di Dalmazia, di Istria, della Venezia Giulia e addirittura anche del Veneto. Tutti territori storicamente italiani, abitati da comunità che si riconoscevano nella nostra identità nazionale da secoli.

Queste vicende portarono ad un numero sempre maggiore di vittime “infoibate” e di prigionieri detenuti e lasciati morire nei campi di concentramento jugoslavi.

Nel frattempo Tito avanzava inesorabilmente verso l’Italia, impadronendosi della città di Fiume e dell’Istria; torture, massacri e uso delle foibe come camera della morte continuavano verso chi era “reo” di italianità. . Dovette infine arrendersi di fronte alla avanzata delle truppe Alleate, e Trieste, l’obiettivo finale del maresciallo comunista, non fu mai conquistata. Ma la ferocia di quegli uomini assetati di sangue era troppo grande per poter essere contenuta nelle infime persone quali erano. In pochi mesi, dal maggio al giugno del ‘45, vennero trucidati migliaia di italiani. Molti di più furono costretti a subire l’umiliazione dell’esilio forzato e obbligati a lasciare le loro terre natìe. Si parla di numeri sull’ordine delle 350 mila persone.

E poi? E poi tutta questa lunga e massacrante vicenda finisce nel dimenticatoio, finisce persa nelle menti di pochi che non vogliono ricordare. Con la fine delle guerra saranno in pochi a conservare la memoria di queste ingiuste morti italiane.

Le foibe sono state a lungo una verità nascosta, spesso negata dai nostalgici del comunismo, influenzati anche dall’atteggiamento di profonda ammirazione che assunse, tra il ‘45 e il ‘48 Palmiro Togliatti, guida storica del PCI, nei confronti del regime titino. Poi, a quasi mezzo secolo da quelle vicende, clamorosamente crolla l’impero mondiale costruito dal comunismo. E’ il 1989 e cominciano a venire a galla molte verità nascoste. Solo allora, in questo contesto storico, il mondo dei mass media e dell’opinione pubblica comincia a scoprire la barbarie del Maresciallo Tito e dei suoi partigiani nei confronti di centinaia di migliaia di italiani. Vittime per le quali nessuno ha mai pagato e di cui tutt’ora ne rimane un esiguo ricordo.

Tutt’oggi, a questo massacro e a questa operazione di “pulizia etnica” non viene dato lo spazio che meriterebbe, queste morti italiane non vengono onorate e piante quanto necessario. In nome di una triste retorica antifascista si tenta di screditare ciò che è accaduto, di affievolirlo.

Ma il ricordo di quanto è stato ha ben poco a vedere con rievocazioni nostalgiche di ideologie estremiste di qualsiasi segno. Si tratta di informare ciò che realmente è accaduto, di ricordare chi ha sofferto ed è morto per la sola colpa di sentirsi italiano. Sono ancora in troppi a non sapere cosa è successo, soprattutto tra i più giovani, nelle cui scuole questi argomenti sono spesso tabù e nei cui libri di testo vengono appena accennati. Va segnalato comunque come iniziativa lodevole il fatto che RAI tre abbia trasmesso ieri sera, in prima serata, il film “Rosso Istria“, che ricostruisce in modo tanto angoscioso quanto efficace una di quelle terribili vicende. Infine, proprio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato in occasione della giornata del ricordo che ” Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni” 1)

Non basta certo questo giorno per ripagare le vittime e i loro famigliari di mezzo secolo di silenzio e di vergogna. Ricordiamoci, oggi più che mai, che la storia del nostro Paese si fonda anche su questo. Non dimentichiamocelo.

  1. Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/mattarella-nel-giorno-ricordo-ingiustificabile-silenzio-1642669.html