Firenze, 29 marzo 2019. Nella splendida Sala Brunelleschi del Palagio di Parte Guelfa viene presentato il libro “Ritratti del Coraggio. Lo stato italiano e i suoi magistrati” a cura di Stefano Amore, magistrato e direttore della rivista “Nova Itinera. Percorsi del diritto nel XXI secolo” con la collaborazione di moltissimi famosi magistrati italiani, i quali hanno unito storie, esperienza e opinioni in un unico libro scritto da “magistrati nell’amicizia e la stima di magistrati che hanno perso la vita nell’adempiere al proprio dovere” con l’obbiettivo finale di trasmettere questa memoria ai giovani, per un futuro migliore del nostro paese.

Proprio con il concetto di memoria, parola chiave sulla quale si è incentrata la presentazione e il volume, il Presidente del Consiglio comunale di Firenze Andrea Ceccarelli apre l’indirizzo di saluto della conferenza con una rampa di lancio per il resto dell’evento: “La memoria è identità stessa di un popolo” è ciò che cercheranno di trasmettere ai ragazzi, ben tre scuole fiorentine presenti, in questa occasione e con il libro, mettendo, infine, in luce l’inquietante consapevolezza che vede l’Italia come il paese con il maggior numero di magistrati uccisi dalla mafia, ben 28 raccolti nel libro.

Prosegue poi l’Assessore del lavoro Federico Gianassi, il quale ci descrive il lavoro di Stefano Amore e colleghi come originale, emozionante, mai retorico e con un intelligente modo di raccontare una storia decennale degli Anni di Piombo italiani. Tra gli ultimi ad aprire la presentazione vi è anche spazio per degli esponenti dei rapporti tra Italia-Israele, che affiancano questa lotta.

Il nocciolo della presentazione si raggiunge, ovviamente, quando arrivano ai microfoni 5 dei magistrati relatori del libro, tra i quali anche Stefano Amore che prende la parola per primo, evidenziando, ancora una volta, di come il testimone sia quasi passato e soprattutto lanciando il “Messaggio di oggi: le cose successe sono ancora più importanti di quanto lo fossero ieri”. Stefano Amore vuole anche trasmettere una sua personale opinione che traspare anche dal libro: secondo lui i magistrati sono accomunati dalla ricerca della verità, ma non quella processuale, bensì quella logica ed etica, la verità con la v maiuscola, cioè il vero sinonimo di società, citando le parole di Kant.

David Ermini, vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, prosegue il discorso facendo un’interessante critica al programma scolastico di storia, che spesso non raggiunge i sanguinosi Anni di Piombo italiani e, nei rari casi in cui lo fa, si sofferma su date ed eventi, ma meno sull’analisi del perchè, ovvero uno dei lavori della magistratura. Lascia infine uno spunto di riflessione sul lavoro dei magistrati e le critiche che spesso si ricevono: “I magistrati emettono le sentenze nel nome del popolo italiano, non nel volere del popolo italiano”.

Tra i mitici 5 figura anche Ignazio de Francisci, Procuratore Generale della Corte di appello di Bologna, di origine palermitana, il quale ha conosciuto e collaborato con Paolo Borsellino e Piercamillo Davigo, Componente del Consiglio Superiore della Magistratura e scrittore, che spiega la falla nel rapporto tra lo Stato e la criminalità, falla che porta ai tantissimi omicidi dei quali l’italia è stata testimone: lo Stato non fa paura alla mafia, a differenza di molti paesi come l’America.

In conclusione di una presentazione che lascia il segno e coinvolge i giovani per fondare il paese del futuro, i relatori hanno risposto volentieri alle domande degli studenti, citando Francesca Morvillo, unica donna tra le 27 storie dei magistrati nel volume, per passare poi alla critica di Piercamillo Davigo nei confronti delle norme del paese che arrugginiscono il correre della giustizia, per chiudere poi con un saluto del figlio di Alberto Giacomelli in ricordo di un padre magistrato morto a causa della mafia nel 1988.