0 vittorie, 1 pareggio, 4 sconfitte: è questo l’abominevole score realizzato dalla Fiorentina da quando Vincenzo Montella è tornato sulla panchina dei viola, dopo le inattese dimissioni rassegnate da Stefano Pioli lo scorso 9 aprile. Una mini crisi di risultati che ha proseguito -peggiorandola- quella già intrapresa dai gigliati negli ultimi mesi: risale, infatti, al 17 febbraio l’ultima vittoria, quella molto discussa con la Spal a Ferrara, quando ancora le speranze europee non si erano affievolite del tutto, sia in campionato che in Coppa Italia. L’eliminazione rimediata a Bergamo è solo una delle recenti sconfitte che hanno segnato il ritorno dell’”aeroplanino” a Firenze e ha sancito la parola “Fine” sulla stagione in corso. Senza più obiettivi -anche se forse non c’erano mai chiaramente stati- e ambizioni – i ragazzi in campo sono scesi senza quella grinta e quel mordente che aveva caratterizzato le prime partite di questa stagione, quando ancora i tifosi credevano nel piazzamento in Europa e non erano in netta contestazione con la società (anche se, va precisato, la proprietà è oggetto di polemica da molto più tempo: da quel comunicato in cui si dichiarava l’ACF Fiorentina in vendita, il 26 giugno 2017). Ma, conti alla mano con la classifica, effettivamente i viola non sono ancora tagliati fuori da tutti gli obiettivi, anzi, sono in lotta, seppur fuori -fortunatamente- dalle zone calde, per la corsa salvezza! I 40 punti totalizzati, infatti, non garantiscono ancora la certezza matematica che squadre del calibro di Sassuolo e Spal hanno già acquisito, ma rimandano alla mente quella terribile -calcisticamente parlando- stagione in cui la Fiorentina si salvò alla penultima di campionato, proprio come potrebbe accadere quest’anno.

Lecce-Fiorentina, 6 maggio 2012. La formazione viola dell’allenatore ad interim Vincenzo Guerini vince 0-1 sul campo dei pugliesi grazie alla rete di Alessio Cerci, regalando ai suoi la matematica salvezza e condannando alla retrocessione i padroni di casa. 9 anni dopo la situazione potrebbe essere ribaltata: Lecce in Serie A (gli mancano tre punti per la promozione diretta) e Fiorentina in Serie B. La seconda ipotesi -ovviamente- è molto ardita in quanto ai viola basta un solo punto per l’aritmetica salvezza e questo potrebbe anche non servire, dato che l’Empoli, al momento terzultimo, in caso di pareggio o sconfitta sul campo della Samp, libererebbe Montella dall’incubo retrocessione. Conti a parte, quello che preoccupa in casa viola è proprio questa analogia di risultati che sta accostando la stagione corrente a quella disastrosa del trio Mihajlovic-Rossi-Guerini, una delle peggiori della conduzione Della Valle. E’ vero, in quell’annata la Fiorentina non andò mai vicina alla zona Europa e l’aria che si respirava in città era ancor più tesa di quanto non lo sia stata fin ad ora, ma il fatto che la squadra di allora chiuse a 46 punti e quella attuale si sia arenata a 40 a tre giornate dalla fine, dimostra come, seppur in situazioni diverse, il tracollo sportivo non sia poi oggi così lontano.

I giocatori erano diversi, gli allenatori pure, ma due figure erano, allora come oggi, ai vertici della società: i Della Valle e Pantaleo Corvino. Questo spiegherebbe anche il motivo per cui, nel corso della contestazione che va avanti ormai da un mese, non siano mai -o quasi- stati presi di mira allenatore e giocatori: il primo -si parla ovviamente di Pioli, Montella è arrivato nel pieno della bufera- perchè, con il suo gesto delle dimissioni, ha dimostrato di non voler sottostare alle critiche che quei due insensati comunicati post-Frosinone gli avevano imputato e perchè, con la vicenda Astori, ha saputo tenere compatto un gruppo che si sarebbe altrimenti sfaldato dopo la tragedia; i secondi, invece, hanno l’alibi della giovane età e quello -ingiustificato- che molti dei titolari sono in prestito e quindi, presumibilmente, torneranno alle loro rispettive squadre a fine stagione.

Qualche differenza, insomma, ma molte somiglianze: a fine di quella stagione, la Fiorentina ripartì da zero, nuovo allenatore (lo stesso Montella), nuovi giocatori e nuova voglia da parte della proprietà di far vedere che la vera Fiorentina non era quella che aveva appena concluso il campionato. Da lì, tre anni di piazzamenti in Europa, una finale di Coppa Italia e una semifinale di Europa League segnarono il corso dell’aeroplanino sulla panchina viola, la stessa sulla quale è stato richiamato per ricominciare da capo. Dall’anno prossimo, però, perchè se la società è convinta a rilanciare, dovrà pesantemente intervenire sul mercato,  oppure, se vorrà lasciare (che è quello che si augura la “Fiesole” e non solo…), tutto sarà stravolto. La Fiorentina, quindi, come i suoi tifosi, è in un limbo di cui esistono solo due vie d’uscita, prendere o lasciare, come quella volta nel 2012…