Ormai questa parola è stata assoggettata al termine “illegale”, ma oggi non parleremo di essa in ambito politico, ma bensì in ambito scientifico. Innanzitutto che cos’è la cannabis? La cannabis è una pianta angiosperme della famiglia delle Cannabaceae, e da essa deriva la marijuana, proveniente dalle  infiorescenze resinose delle piante di sesso femminile. Il fine di quest’ultima può essere di vario tipo: medico, ricreativo o anche cerimoniale. A proposito dell’ambito medico,qui parliamo di cannabis terapeutica, poiché essa viene prodotta in base a norme farmaceutiche, con qualità mirata al solo fine medico. Questo comprende infatti l’assenza di muffe, batteri o di altri agenti inquinanti. Inoltre il principio attivo di essa è standardizzato e segue un preciso valore. Quest’ultima può essere utilizzata per contrastare vari tipi di disturbi, che vanno dal dolore cronico, in particolare quello neuropatico, al contrasto degli effetti della chemioterapia assumendo tal sostanza al fine di “combattere la mancanza di appetito o la nausea da vomito che spesso si riconoscono in malati molto avanzati come malati di cancro oppure malati di AIDS” come afferma Vittorio Andrea Guardamagna, direttore delle unità di cure palliative e terapia del dolore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano . La cannabis può essere utilizzata anche per la terapia per sclerosi multipla, poiché riguarda lo spasmo muscolare, facendo riscontrare ai pazienti befenici derivanti dal trattamento.

La pianta della Cannabis contiene moltissime sostanze chimiche, ma la più conosciuta da tutti è sicuramente il THC, il principio attivo responsabile degli effetti della marijuana sul nostro corpo. Quando questa sostanza entra in circolo nel nostro sangue essa arriva fino al nostro cervello. Grazie ai neuroni, che si scambiano informazioni(neurotrasmettitori),  tramite le sinapsi continuamente, sotto forma di impulso elettronico il principio attivo può far effetto. Nel nostro cervello vi sono vari tipi di neurotrasmettitori che attivano i recettori neuronali, che a loro volta attivano i neuroni causando reazioni nel nostro corpo. È qui che il THC si inserisce, essendo una molecola molto simile ai neurotrasmettitori cannabinoidi. In questo modo si lega ai loro rispettivi recettori, e di conseguenza ai rispettivi neuroni, causando nel nostro organismo le tipiche azioni conseguenti all’utilizzo di questa sostanza. Il THC “colpisce” determinate zone del nostro cervello, come ad esempio l’ipotalamo, che regola l’appetito, favorendo un aumento di quest’ultimo.

L’assunzione di questo prodotto può avvenire in vari modi, infatti può essere fumato o mangiato, o essere assunto tramite farmaci.  Tra i vari effetti della marijuana, ci possono essere allegria, rilassamento o senso di panico; scientificamente parlando la marijuana è anche un potente vasodilatatore, importante per chi è affetto da glaucoma, che trova sollievo nella riduzione della pressione intraoculare.

Nonostante i vari giovamenti che porta, la cannabis è una sostanza che va utilizzata nel modo giusto e per una giusta motivazione.