Il 3 giugno l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha rilasciato le sue dichiarazioni riguardo al numero sempre maggiore di satelliti in orbita attorno al nostro pianeta.

In particolare il centro della discussione sono le costellazioni satellitari, cioè gruppi di satelliti singoli che cooperano in maniera unitaria per aumentare la copertura a terra.

Alcune di queste sono il Sistema di Posizionamento Globale (GPS) o l’Iridium utilizzata per le telecomunicazioni.

L’organizzazione ha fatto notare che sebbene fino ad adesso siano stati fatti molti sforzi per la progettazione di queste strutture per ottenere risultati positivi, in futuro il numero di oggetti artificiali in orbita potrebbe diventare un problema.

Nella dichiarazione ufficiale si legge che i problemi principali sono due: il primo riguarda i materiali riflettenti dei quali sono rivestiti i satelliti che andrebbero a interferire con l’osservazione da parte dei numerosi telescopi attivi; il secondo è relativo all’emissione di segnali radio da parte dei dispositivi che sarebbe rilevante nell’ascolto di frequenze provenienti dallo spazio.

Riguardo all’ultimo punto viene segnalato che “I recenti progressi nella radioastronomia, come la produzione della prima immagine di un buco nero o la comprensione della formazione di sistemi planetari, sono stati possibili solo attraverso sforzi per salvaguardare il cielo radio dalle interferenze”.

La prima immagine di un buco nero pubblicata agli inizi di Aprile 2019

Per riassumere quindi la posizione della IAU a riguardo è stato detto che “L’organizzazione, in generale, abbraccia il principio di un cielo oscuro e radio-silenzioso, non solo essenziale per far progredire la nostra comprensione dell’Universo di cui facciamo parte, ma anche come risorsa per tutta l’umanità e per la protezione della fauna notturna. Non comprendiamo ancora l’impatto di migliaia di questi satelliti visibili sparsi nel cielo notturno e nonostante le loro buone intenzioni, queste costellazioni satellitari potrebbero minacciare entrambi.”

Si tratta di frasi potenzialmente allarmanti relative al largo aumento di oggetti in orbita dovuto a progetti come il Kuiper di Amazon che promette di lanciare 3236 satelliti, l’Athena di Facebook, i 900 di OneWeb (che avrebbe in programma di produrne addirittura 15 a settimana) e i ben 12000 di SpaceX, l’azienda gestita dall’imprenditore Elon Musk.

Proprio lui ha rilasciato delle dichiarazioni in seguito alle perplessità riguardo all’immissione nell’orbita terrestre di così tante unità.

In un recente Tweet (ora non più visibile) afferma che non verranno usate un certo tipo di frequenze per non interferire con lo studio della radioastronomia, inoltre sembra che lo sviluppo di questo progetto sia seguito dal National Radio Astronomy Observatory (Nrao), il Green Bank Observatory (Gbo) e la National Science Foundation per evitare i problemi espressi da numerosi esperti.

 La IAU si limita a chiedere collaborazione da parte di queste agenzie sempre per lo stesso motivo ma è importante notare che la maggior parte di questi progetti è nata al fine di migliorare la connessione internet sia per quanto riguarda la sua potenza che la sua espansione.

È facile pensare che una scala di applicazione simile coinvolga investimenti consistenti e molte altre aziende che potrebbero trarne vantaggio ma per il momento tutto rimane pressoché incerto e soprattutto coperto da segreti aziendali.

Resta solo da sperare che la corsa allo spazio non rappresenti un ulteriore danno per il pianeta ma una nuova opportunità per sfruttare la tecnologia e le conoscenze a nostra disposizione, tanto per non smettere di guardare alle vere stelle.

Link al documento rilasciato dall’IAU: https://www.iau.org/news/announcements/detail/ann19035/