A Pistoia, ad un centinaio di metri da Porta San Marco, si trova la Casa di Sigfrido Bartolini, divenuta museo nel 2011. Ciò è stato reso possibile grazie all’ Associazione Centro Studi Sigfrido Bartolini, che tutti i giorni mette a disposizione la Casa-Museo, e alla Sezione Toscana dell’ Associazione Nazionale Archivistica Italiana che dal 2002 organizza Archimeetings: un programma di appuntamenti per promuovere attività a sostegno degli archivi “nascosti” della regione.
La dimora familiare di Sigfrido Bartolini è la testimonianza di cosa sia “fare arte” e di cosa significhi dedicare un’intera vita al lavoro per passione e per esigenza. Sigfrido (1932-2007) è stato infatti un pittore, incisore e scrittore. Cominciò a dipingere, non ancora quindicenne, utilizzando per 9 anni la particolare tecnica del Monotipo, di cui è particolarmente noto Il Trionfo della Morte:

Il servizio militare lo condusse a Palermo, ciò lo allontanerà da Pistoia e dalla sua arte ma, allo stesso tempo, lo avvicinerà a Pina che nel 1959 diventerà sua moglie “amorevole, impagabile e insostituibile”. A lei dedicherà l’opera più importante della sua vita: il celebre Pinocchio, illustrato con 309 xilografie in nero e a colori sul quale impiegherà 12 anni di lavoro matto e disperatissimo.

Inoltre Bartolini fu autore di monografie sulle incisioni dei suoi “colleghi” novecenteschi (Soffici, Sironi, Rosai ecc.) e critico, polemista di grande ascolto come ci conferma il volume La Grande Impostura – Fasti e misfatti dell’arte moderna e contemporanea.
Nel momento in cui il visitatore supera l’ingresso di Casa Bartolini viene sopraffatto dal mondo dell’artista che mescola la fiaba e il caos della fantasia con il reale attraverso gli strumenti dell’incisore: i bulini, le sgorbie il torchio per la stampa calcografica che realizzò lui stesso negli anni ’50.

Al piano terra si colloca lo studio-laboratorio in cui si trovano le tavole sinottiche che descrivono come nasce un libro illustrato, e un video (registrato negli anni ’80) in cui l’autore stesso spiega il processo che va dall’incisione alla stampa. L’arredamento dell’intera casa contiene i grandi Affreschi, gli Oli, i calchi in gesso della Venere di Milo e della Venere di Cirene che testimoniano il forte legame dell’artista con la tradizione classica. A rendere la casa più stupefacente è: la ricca biblioteca che, con più di 6000 volumi, attesta la formazione intellettuale dell’artista e il suo entusiasmo di critico d’arte, ma soprattutto L’Archivio di Sigfrido Bartolini che comprende lettere, foto, articoli e testi prodotti nel corso della vita dell’artista e che sono diventati per noi un patrimonio per la conoscenza e la ricostruzione del secondo Novecento Italiano. A questo si aggiungono il Fondo di Barna Occhini e di Giulio Innocenti.
La Casa-Museo di Sigfrido è quindi un’esposizione insolita, estranea a quella solita museale che potrebbe conferire una sensazione di freddezza; è una casa d’artista che continua a vivere anche dopo il 2007 e che per la sua realizzazione appare magica ed emozionante, piena di arte pura che arricchisce chi la osserva. Affiliata all’associazione nazionale Case della Memoria, di cui fanno parte tra l’altro le dimore di Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli, Leonardo da Vinci e Benvenuto Cellini, Casa Bartolini organizza anche interessantissimi eventi culturali, quest’anno all’insegna della musica.