Alberto Corsinovi, di professione avvocato, fin da ragazzo ha avuto la passione e si è impegnato in quella che per lui è una tradizione di famiglia: il volontariato nella Misericordia.

Grazie al suo impegno è riuscito a diventare il Presidente delle 313 Misericordie della Toscana e delle 406 Cooperative. Corsinovi è anche il delegato Nazionale dell’Area Emergenza, questo significa che la sala operativa nazionale e internazionale dipende dalla sua responsabilità; per esempio, l’eruzione dell’Etna o la tragedia di Rigopiano del 2017 sono passate dal suo telefono e dai suoi collaboratori che prendono l’iniziativa per coordinare le emergenze. L’avvocato ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande riguardo all’emergenza attuale in Mugello, causata dal sisma dello scorso 9 dicembre.

In che modo ha saputo della notizia del terremoto e come interviene la Misericordia in questi casi?

Nella mia veste di Presidente delle Misericordie sono stato avvisato alle 3:30 circa di lunedì 9 dicembre dalla sala operativa, che è attiva 24 ore su 24 e mi ha segnalato che era in corso uno sciame sismico nel Mugello, che aveva provocato due scosse superiori al 3° grado della scala Richter (la soglia di avvertimento).

Dunque la struttura della Misericordia regionale e locale era già stata allertata ed era pronta ad intervenire quando la gente è uscita di casa a causa della scossa delle 4:37.  Abbiamo fatto immediatamente partire dei gruppi di ricognizione, che si sono recati il più vicino possibile all’epicentro della calamità e che ci hanno consentito di rimanere aggiornati sui crolli o su eventuali feriti, che fortunatamente non ci sono stati. C’è stata invece una grande preoccupazione, soprattutto per alcune persone anziane allettate all’interno delle loro abitazioni; per questo, con il sistema “118 cross”, abbiamo deciso di inviare ulteriori mezzi in supporto all’area colpita.

Avuta una maggiore conoscenza della consistenza dei danni, abbiamo allestito varie strutture di raccolta: la palestra e una tensostruttura a Barberino; una struttura con ambulatorio mobile nella frazione di Galliano e infine un’altra zona nel parcheggio della RIFLE.

Quali sono stati i primi pensieri delle persone colpite dal sisma? La paura continua anche adesso?

Arrivando su una scena del genere nel cuore della notte è ovviamente classico trovare persone in ciabatte e in pigiama, che solo dopo un po’ realizzano che con quella scossa, in alcuni casi, hanno perso tutto e quindi c’è lo sconforto più totale.

Adesso la preoccupazione maggiore per le persone che hanno dovuto lasciare le case si manifesta in varie domande: Quanto tempo dovremo stare fuori casa? Dove andremo? Come faremo con tutti i nostri affetti personali?

Per rispondere a queste domande i Vigili del Fuoco stanno facendo le prime verifiche, facendo una valutazione delle lesioni sulla base della loro esperienza. Successivamente le case che necessitano di una verifica da un  punto di vista statico e più approfondito, vengono viste da geometri, architetti e ingegneri, che valutano i danni.

A mio giudizio già all’inizio della prossima settimana possiamo superare lo stato emergenziale, mandando le famiglie le cui case sono inagibili in strutture più dignitose, come alberghi.

Come si fa a stabilire se una zona è “rossa” o no?

Sulla base delle lesioni che visivamente i tecnici dei Vigili del Fuoco hanno:  cornicioni pericolanti, danni significativi ai muri perimetrali e ai solai portanti degli immobili. La zona viene dichiarata rossa soprattutto in presenza di più case addossate e questo avviene in particolar modo nei centri storici, dove le case sono tutte collegate e quindi, non potendo dichiarare l’inagibilità del singolo immobile, dichiariamo la cosiddetta “zona rossa”.