Durante la serata di Giovedì 23 Gennaio, al Caffè Letterario Niccolini, in centro a Firenze, è avvenuta la presentazione del libro “Campioni” di Giacomo Grazzini, che racconta dettagliatamente le partite del girone di ritorno della mitica “Fiorentina yè-yè” nella stagione 1968-1969. A presentarlo non poteva mancare uno dei protagonisti di quella stagione fantastica, Luciano Chiarugi che, grazie al suo implacabile sinistro,  ha regalato ai tifosi fiorentini tantissime gioie e uno scudetto inaspettato. L’ex calciatore viola si è reso disponibile a partecipare ad una breve intervista per il Leomagazine.

Come ha vissuto il viaggio di ritorno da Torino dopo la certezza matematica di aver vinto lo scudetto nella partita contro la Juventus?

“Eravamo tutti desiderosi di tornare immediatamente a Firenze per poter riabbracciare i nostri tifosi; la società,invece, ci portò alla Domenica Sportiva, noto rotocalco televisivo della Rai dove vengono commentate le partite. Partimmo tardi ed arrivammo in città alle 3-4 del mattino e  trovammo ancora  alcuni tifosi ad aspettarci. La vera festa però è avvenuta il giorno dopo quando tutti i ponti, le piazze e i negozi di Firenze si trasformarono colorandosi di viola  con bandiere e striscioni ovunque.”

E’ una leggenda o corrisponde a realtà la frase che lei ha detto a Mario Maraschi durante la partita Juventus-Fiorentina “Buttala dentro che abbiamo vinto lo scudetto” ?

“Stavamo conducendo la partita per 1 a 0 quando passai la palla a Mario Maraschi in prossimità dell’ area di rigore. In quel momento realizzai dentro di me che,  se la conclusione del mio compagno di squadra fosse andata a buon fine,  avremmo regalato ai tifosi viola il secondo scudetto. Questo pensiero si è fortunatamente realizzato!”

Come vede il cambiamento tra il calcio di allora e quello attuale, anche nell’ottica del comportamento delle tifoserie?

“Il campo è sempre uguale, ma sicuramente sono cambiate molte cose…. Quando giocavamo noi non c’erano né sponsor né procuratori ed eravamo solo noi responsabili di noi stessi. Mi considero un romantico del calcio perché avrei desiderato appartenere sempre alla Fiorentina e diventare una bandiera per questa fantastica tifoseria, come ha fatto Giancarlo Antognoni per Firenze o Gigi Riva per il Cagliari. Oggi purtroppo,  i tifosi non si possono affezionare ad un calciatore perché le società ,di fronte ad offerte strabilianti, sono costrette a cedere il giocatore.”

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