Il caso della bambina di dieci anni morta soffocata per una challenge su TikTok ha sconvolto l’Italia.

La piccola, di Palermo, sarebbe morta mercoledì 20 gennaio cercando di partecipare a una sfida pericolosa e insensata che si è diffusa su uno dei social più popolari al momento: cercare di resistere il più possibile soffocandosi con una cintura.

La bambina si sarebbe chiusa nel bagno di casa e dopo avere seguito i passaggi per stringere la cintura intorno al collo non è riuscita a liberarsi nel momento in cui non riusciva più a respirare.  

Nonostante la corsa al pronto soccorso dopo il ritrovamento da parte dei genitori e le manovre cardiache la bambina è andata incontro alla morte cerebrale e non c’è stato più nulla da fare.

I genitori hanno acconsentito alla donazione di organi, un grande gesto di altruismo in un momento così devastante.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto venerdì 22 il blocco immediato per TikTok dell’uso dei dati degli utenti che non abbiano accertato di essere maggiori di 13 anni, l’età minima per l’iscrizione, per il momento fino al 15 febbraio.

TikTok da parte sua afferma di non aver riscontrato alcuna evidenza di contenuti che possano aver incoraggiato alla Blackout challenge ma data la difficoltà di tenere sotto controllo i contenuti pericolosi tra i tantissimi presenti c’era da aspettarselo.

La faccenda dovrebbe farci riflettere, ovviamente con il massimo rispetto per la famiglia e per la giovane vittima.

Questa non è la prima challenge preoccupante che arriva a fare notizia e i motivi per i quali esistono e vengono seguite sono molti e complessi: incoscienza, imitazione, senso del rischio, solitudine, voglia di essere accettati, spavalderia e tanti altri.

Le sfide pericolose e incoscienti tra ragazzi esistono da prima dei social, la differenza è che grazie a questi ora si diffondono più facilmente e a più persone.

I social stessi sono costruiti in modo da attirare l’attenzione e promettono una delle cose più ricercate dagli adolescenti: il sentirsi accettati e parte del gruppo.

Le challenge esistono perché alimentate da ragazzi che ne prendono parte, ma ci sono anche coloro che se ne approfittano per scopi preoccupanti raccogliendo e diffondendo il materiale.

TikTok è un social molto frequentato da minori ed è già successo che alcuni video innocenti siano stati inseriti in siti e gruppi frequentati da pedofili e malintenzionati.

Se anche la bambina non fosse deceduta sarebbe comunque circolato il video agghiacciante di una bimba soffocante con una cintura al collo e già qui c’è un enorme problema.

Le accuse di mancata tutela dei minori contro la piattaforma erano già state mosse dal Garante a dicembre, insieme ad altre perplessità sulla privacy.

In un contesto in cui i social sono sempre più diffusi e popolari è normale che anche i più piccoli ne siano attratti, nonostante l’età minima di accesso facilmente aggirabile.

Per le famiglie questa è una sfida complessa da affrontare perché si tratta di piattaforme nuove e in continua evoluzione attraverso cambiamenti rapidi.

I genitori hanno sicuramente una grande responsabilità nella sicurezza dei propri figli ma non possono certo fare da scudo umano contro qualcosa che in gran parte non conoscono.

Le scuole d’altro canto potrebbero offrire un grande aiuto ai ragazzi e alle famiglie se esistessero programmi adeguati, come per esempio Social Warning, che dal 2019 si occupa di sostenere scuole e famiglie per aiutare a rendersi consapevoli dei rischi digitali.

Nessuno dovrebbe avere paura dei social così come non dovremmo aver paura di stare in una piazza circondati da persone, e ciò vale per tutte le età a prescindere che si usino o meno.

È necessario fare luce sui pericoli di queste piattaforme e renderle più sicure possibile attraverso la collaborazione, aggiungendo livelli di sicurezza e sensibilizzando gli utenti.

Più discussioni al riguardo possono iniziare a smuovere la faccenda ma serve l’intervento di figure competenti con potere decisionale per cambiare qualcosa.

C’è molto lavoro da fare ma non possiamo ignorare il problema, lo dobbiamo a questa bambina e a tanti altri che ne hanno pagato care le conseguenze.

Link a Social Warning: https://socialwarning.it/

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