Tutti sapranno cosa è successo il 29 Novembre. Un evento tragico che ha colpito l’intero mondo dello sport, una catastrofe che ha colpito un’intera squadra di calcio. Questa piccola squadra del Brasile aveva in questi anni fatto sognare e gioire migliaia di appassionati di sport anche se in Europa se ne parlava poco.
In pochi anni avevano scalato le gerarchie calcistiche brasiliane riuscendo a salire in quattro anni di ben quattro categorie fino a giocarsi la finale di Copa Sudamericana contro l’Atletico Nacional di Medellin(Colombia). Dietro però a tutte queste nozioni prettamente calcistiche c’è un gruppo, pultroppo bisogna dire “c’era”, fatto di personi comuni, semplici ragazzi con il sogno di arrivare più in alto possibile, chi per portare a casa uno stipendio per la famiglia o chi per poter evadere da quel brusco giro di affari che esiste nelle cosiddette “favelas”. Questi ragazzi non ce l’hanno fatta ad arrivare in Colombia,  non hanno potuto giocare la partita. Si dice che la causa dello schianto sia dovuta alla mancanza di carburante, fatto sta che forse era proprio destino che proprio loro dovessero salire un altro gradino e arrivare sino in Cielo. Nei giorni seguenti ci sono stati i funerali ai quali hanno partecipato circa 100 mila persone, le quali tra pianti e cori hanno intonato un addio che resterà per sempre, come la storia di questa bellissima e sfortunata squadra brasiliana. Molti campioni del passato hanno voluto far sentire la loro vicinanza rimettendosi in gioco, riprendendo le scarpette che erano state appese al chiodo, e ridare una speranza a quella che era la Chapecoense.

Força Chapecoense, força Brazil!

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