Approvate in extremis dal governo le deleghe della  riforma della Buona scuola: molte novità in ambito scolastico, soprattutto per quanto riguarda  il tanto temuto esame di maturità. La riforma Renzi/Giannini entrerà in vigore per gli studenti che dovranno affrontare l’esame di stato nel 2018 e riguardano, in primis, l’ammissione stessa all’esame. Non sarà più richiesta  la sufficienza in tutte le materie ma basterà  arrivare a giugno con la media del 6 (compreso il voto di condotta). Sarà necessario, inoltre, aver svolto tutte le ore di alternanza scuola-lavoro previste (200 per i licei e 400 per gli istituti tecnici e professionali). Altra novità sarà la presenza di una prova invalsi con l’obbiettivo di saggiare le competenze degli studenti in italiano, matematica e inglese. I risultati di questa prova non andranno a influire nel voto finale  ma, insieme al diploma, verrà allegato un Curriculum con i livelli di apprendimento conseguiti nella prova Invalsi, con lo scopo di uniformare i giudizi delle commissioni a livello nazionale.  Rimarrà invariato l’obbligo di aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore annuale.

Le prove scritte verranno ridotte a due con l’eliminazione della Terza prova (il famoso “quizzone”). I cambiamenti però non si limitano solo al numero delle prove ma anche al loro contenuto: la prima prova di italiano non sarà piùsotto forma di saggio breve/articolo di giornale, analisi del testo, tema storico e di attualità, ma consisterà nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante temi di vario ambito (artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico), con la possibilità di strutturare la prova in più parti “per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato” si legge nel provvedimento.

Per quanto riguarda la seconda prova invece, anche se il ministro continuerà a scegliere entro gennaio un’unica materia in base all’indirizzo, l’intento è quello di non creare compartimenti stagni: la prova “ha per oggetto una o più discipline caratterizzanti il corso di studio ed è intesa ad accertare le conoscenze, le abilità e le competenze attese dal profilo educativo culturale e professionale dello studente dello specifico indirizzo”. Sarà quindi richiesto agli studenti di dover fare i conti nella prova anche qualche rifermento ad altre materie caratterizzanti l’indirizzo di studio.

All’ orale scompare la “tesina”: la commissione proporrà un punto di partenza (testo, documento, progetto o argomento) da cui desumere le competenze dello studente e le sue conoscenze disciplinari. Verrà inoltre richiesta una relazione sull’esperienza svolta in alternanza scuola-lavoro.

A cambiare è anche l’attribuzione del credito scolastico, fino ad ora pari a 25 punti per l’ultimo triennio. Dal 2018 la carriera scolastica peserà di più: 40 punti (12 al terzo anno, 13 al quarto e 15 al quinto anno), mentre a pesare meno sarà l’esame stesso: 20 punti ciascuno per i due scritti e per il colloquio.

Cambia anche l’attribuzione del bonus di 5 punti, che sarà possibile assegnare soltanto a coloro che abbiano ottenuto almeno 30 punti di credito e 50 punti nelle prove d’esame.

Resta immutata la composizione delle commissioni d’esame, con tre commissari interni, tre esterni e un presidente. I presidenti di commissione tuttaviaseguiranno una formazione ad hoc e verranno “pescati” da una sorta di Albo istituito presso l’Ufficio Scolastico Regionale.