Chi non conosce la pesciolina blu tanto carismatica quanto smemorata della dinsey-pixar?Coprotagonista del film d’animazione del 2003: “Alla ricerca di Nemo”e protagonista nel 2016 del sequel: “Alla ricerca di Dory”.

Già da piccina mostra uno dei primi sintomi dell’Alzheimer: la perdita di memoria a breve termine… Di certo con gli anni non si puo dire che migliori, ma.. Non sarebbe interessante scoprire l’andamento della sua perdita di memoria, per poter sapere come starà la cara Dory domani o tra dieci anni? Senza il bisogno di spendere soldi in tarocchi. Se solo esistesse una bacchetta magica… In realtà, qualcosa c’è. Non sarà comodo e semplice come un genio della lampada, ma di certo è stato pensato da dei geni. Si tratta di un modello matematico elaborato dal professore di analisi Michiel Bertsch dell’università di ingegneria a Roma, insieme ad Andrea Tosin del politecnico di Torino, la neurologa di Reggio Emilia Norina Marcello, e i due professori del dipartimento di matematica della splendida Bologna: Bruno Franchi e Maria Carla Tesi. Basandosi su equazioni di trasporto e diffusione, ci hanno lasciato un modello matematico, che rappresenta l’agglomerazione del “peptide beta amiloide”, e l’espansione della malattia attraverso la trasmissione da neurone a neurone.

La β-amiloide (Aβ) è un piccolo frammento (per questo peptide) di proteina e provoca i danni neuronali che portano alla malattia.  È stato rilevato che il livello di tossicità dipende dalla  dimensione di queste strutture. Questo è proprio il fulcro del modello, che consiste in un’equazione differenziale che descrive le dinamiche di formazione delle placche di β-amiloide. Più specificatamente, gli Aβ oligomeri causano danni alla memoria, tramite la tossicità sinaptica sui neuroni. Questo fenomeno, sembra essere indotto da una membrana recettore,ed è stato provato che questo agente dannoso sia la proteina P rP C, la stessa particella infettiva (PrPC) responsabile dell’epidemia animale “Mucca Pazza”.

Il modello matematico utilizza parametri come: il tempo, le dimenisioni delle placche di β- amiloide, indici di degradazione delle particelle e tante altre misure, incomprensibili ovviamente, per chi non ha un bagaglio scientifico di ampio spessore.

Bisogna ricordare pero, che, per quanto il modello stesso, le simulazioni numeriche e i relativi grafici, possano sembrare gereoglifici, o scarabocchi, è una vera svolta per la medicina. Un supereroe che non ha bisogno di poteri straordinari o di un mantello, ma di un laureato in matematica.

Oggi siamo in grado di catturare il danno cerebrale nei primi stadi di “pre demenza”, la fase di transizione conosciuta con l’acronimo “MCI” che sta per Mild Cognitive Impariment, il vero e proprio deterioramento cognitivo nel suo stato piu lieve. I sintomi iniziali sono i disturbi della memoria a breve termine. Con il progredire della malattia, emergono disturbi del linguaggio e perdita delle abilità matematiche e motorie. Negli stadi finali della malattia può insorgere incontinenza, mutismo e difficoltà  a deambulare.

Infine sopraggiunge la morte.

Per capire l’importanza di questo studio, basti pensare alle statistiche: circa 35, 6 milioni di persone sono vittime di questa demenza in tutto il mondo. Nel 2050 circa il triplo od il quadruplo delle persone ad oggi malate sarà affetto dal morbo.

Raramente si verificano i sintomi prima dei 40-50 anni. Tra i 50 ed i 60 anni circa 1 persona su 100 si trova ad uno stato evidente della malattia, mentre tra gli 85 e i 90 anni di età la percentuale sale al 40. Quasi la metà.

Dunque, alla famosa frase di Dory: “Ciao soffro di perdita di memoria a breve termine” si dovrebbe aggiungere ” ma ora grazie al lavoro di un elite di professori italiani posso sapere veramente come sto”, peccato che se ne dimenticherebbe subito…

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