Ed è proprio in un giorno speciale come questo, almeno per il culto cristiano, che si sono verificate due esplosioni nei luoghi di culto del suolo egiziano, entrambe rivendicate dall’Isis. Si parla della chiesa di San Giorgio a Tanta e della chiesa di San Marco in Alessandria. Il primo episodio conta almeno 27 morti e 78 feriti, e il quotidiano locale afferma che altri due ordigni sono stati disinnescati dalle forze di sicurezza, situati nella moschea Sidi Abdel Rahim, sempre a Tanta. L’esplosione sarebbe avvenuta in prossimità dell’altare, vicino alle prime file, secondo il generale Tarek Atiya, viceministro dell’interno addetto alle comunicazioni con i media. Non si sa ancora concretamente come l’esplosione sia avvenuta. Si pensava in un primo momento a una bomba posizionata sotto una sedia e telecomandata a distanza, ma la MENA (Middle East News Agency), dopo aver ritrovato resti umani in prossimità dell’esplosione, ha fatto pensare più a un possibile kamikaze. Dopo l’accaduto numerose persone si sono radunate di fronte alla chiesa per esprimere solidarietà e cordoglio, e in particolare una donna ha affermato di aver visto fuggire “tre uomini” e che suo fratello ne avrebbe “preso uno”. Il secondo episodio sarebbe avvenuto circa un’ora dopo il primo, ad Alessandria, “capitale” copta dell’Egitto, e si contano 16 morti e 41 feriti. Nella chiesa di San Marco era anche presente il patriarca della Chiesa Copta egiziana, Tawadros II, anche se “fortunatamente” l’esplosione è avvenuta all’esterno di essa, verso l’entrata, poiché il terrorista kamikaze, essendo stato bloccato da tre responsabili dell’ordine pubblico, si è fatto saltare in aria prima di poter entrare. La massima autorità religiosa cristiana locale ha poi affermato al premier Sherif Ismail: “Questi atti insensati non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione. Gli egiziani sono uniti di fronte a questo terrorismo fino a quando sarà sradicato”. Il presidente Abdel-Fattah al-Sisi ha ordinato agli ospedali militari di accogliere i feriti, proseguendo poi nel pomeriggio ordinando che l’esercito assistesse la polizia nella protezione delle “infrastrutture vitali”. Ha inoltre indetto tre giorni di lutto nazionale. “Questi tentativi vili di colpire persone in pace in luoghi di culto dimostrano che il terrorismo non ha religione”, ha affermato il premier Sherif Ismail. La deputata egiziana di religione copta Mona Mounir ha inoltre constatato che gli eventi odierni “sono la prova che siamo in una grave guerra contro il terrorismo e mostrano un fallimento di sicurezza”. A quanto pare non è la sola a sostenere questa opinione, basti pensare alla folla di copti radunatasi al di fuori della chiesa dopo l’attentato, con addosso abiti neri. Suna William, una donna della folla, ha affermato che il governo, dopo atti simili, promette sempre che “è l’ultima volta”, nonostante sia evidente che questo non sia in grado di mantenere la parola data. “Qui non è sicuro per noi e i nostri bambini, non c’è sicurezza e protezione da parte della polizia”, ha aggiunto. Un uomo al suo fianco ha incolpato dell’accaduto la polizia, che non riesce a controllare in maniera abbastanza efficiente, mentre una donna lì vicino ha gridato “Tutto il mondo lo deve sapere, non ci proteggono”.

La solidarietà per un avvenimento come questo è pervenuta anche da papa Francesco, che solo alla constatazione dell’esplosione di Tanta ha affermato durante la recita dell’Angelus “Preghiamo per le vittime dell’attentato compiuto purtroppo oggi, questa mattina, al Cairo in una chiesa copta. Al mio caro fratello, papa Tawadros II, alla Chiesa Copta e a tutta la cara nazione egiziana esprimo il mio profondo cordoglio, prego per i defunti e i feriti e sono vicino ai familiari e all’intera comunità”. i prossimi 28 e 29 aprile il papa Francesco visiterà il Paese nordafricano, incontrandosi col presidente al-Sisi e con il leader religioso sunnita Ahmad al-Tayyib, grande imam dell’università sunnita di Al-Azhar.

Ulteriore solidarietà è arrivata al presidente egiziano da numerose nazioni, come dal presidente della repubblica francese François Hollande, le condoglianze di Israele, la condanna degli attentati da parte del presidente palestinese Abu Mazen, dal ministro degli esteri tedesco Sigmal Gabriel o ancora dal governo turco, tramite un tweet del portavoce del presidente Erdogan, Ibrahim Kalin, che ha scritto “Condanniamo con forza l’atroce attacco terroristico alle chiese in Egitto nella Domenica delle Palme”. Mehemet Gormez, capo degli Affari Religiosi, ha aggiunto: “L’immunità dei luoghi di culto, non importa di quale, non possono essere violati, le sanguinolente uccisioni dei fedeli non possono essere perdonate”. Perfino Trump si è espresso sulla faccenda, condividendo il suo pensiero con un tweet, scrivendo: “Sono così triste di sentire dell’attacco terroristico in Egitto. Gli Stati Uniti condannano fortemente. Ho grande fiducia nel fatto che il presidente Al-Sisi gestirà la situazione in modo appropriato”. Anche il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano ha espresso il suo cordoglio su Facebook, “Esprimo orrore per i due attentati alle chiese cristiano-copte egiziane nella Domenica delle Palme. Questi vili attentati hanno causato un tributo di sangue spaventoso in un luogo di pace: questo ha reso l’atto ancora più vile e malvagio” ha scritto, ribadendo inoltre che “Il terrore sarà sconfitto” e che “il governo italiano è al fianco delle nazioni impegnate in prima linea a contrastarlo”. Si è espresso anche il presidente del Senato Pietro Grasso, “Esprimo dolore e sgomento per la sofferenza inflitta dal terrorismo alla comunità cristiana in Egitto in un giorno simbolo di pace – ha scritto su Facebook -. La comunità internazionale si deve impegnare contro il terrorismo e contro le discriminazioni subite dai cristiani in molti paesi del mondo”.

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