Tre Safety CAR, una bandiera rossa e una miriade di bandiere gialle: così si è chiuso il Gran Premio dell’Azerbajan a Baku. Allo spegnersi dei semafori già si era capito quello che sarebbe stato poi l’andamento della gara, molta confusione e tanto spettacolo; a cominciare -appunto- dallo scontro, subito alla seconda curva, tra Bottas e Raikkonen. Ma quello non è stato certo l’unico contatto di una gara definita “da Colosseo” dal team manager della Ferrari Arrivabene che si lamenterà della scarsa attenzione dei giudici di gara  verso i piloti della Mercedes. Ed è appunto l’infinito duello tra la Rossa e le Frecce d’Argento ad accendere ancora di più la corsa (già caldissima, visti i 35° dell’aria e i 57° dell’asfalto) che è perdurata per addirittura tre ore.

 

La prima Safety CAR entra a causa di un pilota finito a muro, Kvyat, e non altera tanto l’ordine di partenza dei piloti che continueranno a girare fino alla bandiera rossa che fermerà la gara per circa venti minuti. Durante questo intervallo la svolta: come altri piloti, Hamilton esce dal suo abitacolo per sgranchirsi le gambe ma non sa che quell’uscita gli costerà poi la gara; intanto, i meccanici del cavallino rampante compiono un’autentico miracolo ricostruendo la macchina di Raikkonen, danneggiata al primo giro.

 

Rientrati in pista, è di nuovo Safety CAR (a causa della scarsa competenza di chi doveva ripulire la pista) e qui l’episodio che farà tanto discutere. Hamilton, leader della gara, non ha tanta fretta di ripartire e resta ben lontano dalla macchina della Federazione facendosi così tamponare da Vettel che non gliele manderà a dire. Il ferrarista, infatti, infuriato dal suo rivale che lo aveva rallenato, lo affianca e quasi lo sperona beccandosi 10 secondi di penalità con l’obbligo di dover passare dai box. Fortuna vuole che anche al pilota inglese tocchi ripassare dalla pit lane, per sistemare il fermatesta -che non era stato ben fermato dai meccanici- senza il quale non è possibile gareggiare e così giustizia è fatta…o almeno lo è in pista.

L’acccaduto però ha avuto ripercussioni a fine gara, soprattutto nelle interviste rilasciate dai diretti interessati. Secondo Lewis la condotta, il “fallo di reazione” che ha subito da Vettel non è degno di un quattro volte campione del mondo, mentre il tedesco riteneva opportuna una penalità anche per il pilota Mercedes, reo di averlo stuzzicato con quei giochetti. Anche i box però si fanno sentire con le dichiarazioni al veleno di Arrivabene: “E’ il Colosseo? Ora ci adegueremo” riferendosi al fatto della scarsa sportività e del gioco sporco delle Frecce d’Argento e con Niki Lauda (ex campione degli anni ’70 alla guida della Ferrari, ora volto noto del paddock Mercedes) che ha ritenuto troppo poco severa la sanzione inflitta al ferrarista.

 

Fatto sta che alla fine della corsa né uno né l’altro dei grandi protagonisti alla conquista mondiale sia salito sul podio, che ha visto per la prima volta il “rookie” Lance Stroll, 18 anni alla guida della Williams, finito terzo. Il gradino sopra è stato occupato invece da un Bottas inedito che prima cappotta una Ferrari e dopo risale tutta la china sdoppiandosi tra i piloti in gara. Chapeau. Ma il meno chiaccherato e il meno inquadrato dalle telecamere è paradossalmente il vero vincitore della corsa, Daniel Ricciardo con la sua Red Bull, partito dalla quarta fila ha corso nell’ombra fino a quando ha compiuto un sorpasso da record infilando tre piloti sul rettilineo e tirando una “staccatona” degna del casco che indossa.

 

E per un toro che va, ce ne sono altri due che si incornano a vicenda nella più spettacolare delle corride, pronti a darsi battaglia di nuovo, in Austria nella terra della Red Bull dove il colore rosso si presenterà ancora una volta davanti a tutti.

 

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