Lo stupro è uno dei reati che in Italia pare avere sin troppa rilevanza, basterebbe pensare alla cronaca degli ultimi mesi, settimane, giorni. L’Istat ha evidenziato il fatto che solo una minima parte degli stupri vengono realmente denunciati (7%), mentre gran parte di essi viene taciuto: molte vittime hanno paura di ritorsioni, e molte volte il fatto si verifica in ambito familiare restando quindi, per la maggior parte dei casi, sommerso. I dati forniti dal Viminale parlano chiaro: nel primo semestre del 2017 nel nostro paese sono avvenute 2.333 violenze carnali, a fronte delle 2.345 dello stesso periodo del 2016, un calo pressoché inesistente. Le persone arrestate, o comunque denunciate, sono state 2438. Tra questi 1.534 italiani e 904 stranieri. Bisogna però evidenziare l’incidenza percentuale dei casi. Tali numeri andrebbero rapportati al numero di cittadini, italiani e non, residenti sul territorio. Considerato il fatto che in Italia gli Italiani sono 60 milioni, e gli stranieri regolari ed irregolari all’incirca 5, il numero di immigrati denunciati e arrestati diventa indicativo. Da qualsiasi punto di vista la si guardi la situazione appare comunque drammatica: è inevitabile pensare che strettamente legati ai fenomeni di violenze sessuali e stupri se ne colleghino altri; non ultimo l’ integrazione, sia culturale che sociale, dei giovani e soprattutto dei nuovi arrivi, spesso e volentieri abbandonati a se stessi per via dell’avidità e del desiderio smodato di denaro di qualcuno che certo non si preoccupa dei problemi sociali. Inoltre mancanza di adeguate misure di protezione, percezione relativamente bassa del livello di sicurezza da parte delle vittime etc. E’ opportuno a questo punto procedere ad una contestualizzazione del problema, riportando due fatti che più hanno colpito l’opinione pubblica nelle ultime due settimane. E’ “crudeltà” la parola che riassume l’orrore degli stupri e delle violenze che si sono consumati la notte tra il 25 e il 26 agosto sulla spiaggia di Rimini Miramare, quando quattro soggetti, tutti di nazionalità straniera e di cui tre minorenni hanno compiuto un qualcosa totalmente al di fuori di qualsiasi logica, di qualsiasi tipo di umana comprensione. E’ la stessa turista polacca di 26 anni, vittima della feroce aggressioni ad aver fornito con precisione i particolari agghiaccianti della vicenda. Mentre questa, assieme ad un amico, si trovava distesa in spiaggia è partito il tutto: dapprima “semplici” minacce (semplici si fa per dire), dopodiché in maniera fulminea i due giovani venivano aggrediti fisicamente. Il ragazzo, dopo esser stato colpito con calci e pugni al volto, veniva immobilizzato sulla sabbia. Allo stesso modo la giovane polacca, poggiata di schiena sulla sabbia e colpita più volte su tutto il corpo. L’ interminabile azione è durata per circa 20 minuti: mentre due aggressori tenevano ferma la ragazza quasi strozzandola, e un altro si occupa del ragazzo, il quarto ne abusava sessualmente a turno con gli altri. Dopo esser stata gettata in mare la ragazza, stremata e scioccata, incapace di reagire, veniva allontanata dal proprio amico e violentata nuovamente, stavolta subendo anche una doppia penetrazione. Niente pietà e nessun timore nel vederla in evidente stato catatonico. La furia del gruppo però non si è fermata qui e dopo aver abbandonato i due in spiaggia, i quattro hanno trascinato con forza dietro alcuni cespugli una transessuale peruviana di passaggio sulla strada della fuga, colpendola con pugni e calci e violentandola nuovamente a turno. La prova schiacciante che la gang sia la stessa che ha aggredito i polacchi è per l’appunto il ritrovamento della telecamera e dell’orologio del ragazzo polacco, a cui erano stati sottratti e poi abbandonati nella fuga. Il gip Vinicio Cantarini e il gip del tribunale dei minorenni di Bologna hanno convalidato l’arresto rispettivamente di Guerlin Butungu, ventenne congolese rifugiato, di due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e di un amico di questi, nigeriano di sedici anni. Insomma, una violenza inaudita per dar sfogo ai propri bestiali istinti sessuali, totalmente oltre anche il più labile confine tra umanità e bestialità. Da Rimini ci trasferiamo poi a Firenze, dove si è verificato un altro caso, curioso da un lato e sconcertante dall’altro, riguardante un presunto stupro da parte di due Carabinieri in servizio nei confronti di due studentesse americane. L’appuntato scelto dei carabinieri Marco Camuffo e il carabiniere scelto Pietro Costa, di pattuglia durante la notte tra il 6 e il 7 settembre, hanno notato le ragazze americane fuori dalla discoteca Flò di Firenze; dopo averle fatte salire sulla gazzella, come testimoniano le telecamere di videosorveglianza, si sono offerti di riaccompagnarle alla propria abitazione, all’altezza di Borgo Santi Apostoli. E’ qui che, a quanto è stato riportato dalle ragazze si è consumata la violenza: le due studentesse hanno riferito di esser state aggredite dai militari all’interno del palazzo, e di non aver urlato per paura. Da un video registrato da una delle giovani all’inizio sembrava si fosse all’ingresso del palazzo, si vedeva un corpo di uomo in divisa. Poi un grido, ripetuto due volte: “Bastard”. Elementi che sembravano poter aiutare nella ricostruzione dell’accaduto: la terrazza del Flò, il viaggio in auto, l’arrivo al palazzo e poi il rapporto sessuale. Tuttavia il procuratore ha smentito che si tratti di un video girato durante la commissione del presunto reato;si tratta invece di un fotogramma girato da una delle studentesse in una situazione di confusione, forse per sbaglio e forse nel locale stesso, in cui si vede l’immagine senza testa di una persona ,fino a ginocchio, di una persona in divisa impossibile però da identificare. Dai test effettuati dall’Ospedale Torregalli di Firenze è emerso che entrambe le ragazze avevano bevuto quella sera e una aveva fumato anche hashish. E’ stato inoltre confermato che entrambe avevano avuto un rapporto sessuale quella sera. Si attendono ancora i riscontri degli esami della scientifica sul materiale biologico ritrovato all’interno del palazzo. Non sono però stati trovati segni di violenza sul corpo delle giovani, ma indipendentemente da ciò i Carabinieri hanno commesso un’azione inqualificabile. Anche se alla fine non venisse definito uno stupro come sostiene l’appuntato scelto Camuffo che ha parlato più volte di un rapporto consenziente, i due militari hanno commesso un’azione inqualificabile, sia dal punto di vista etico che umano. Oltre ad aver infranto diverse regole interne dell’arma non comunicando praticamente niente alla centrale e rimanendo per circa venti minuti “fuori servizio”, due uomini in divisa non possono compiere una cosa simile, anche se le ragazze fossero state davvero consenzienti. Tuttavia questo non può e non deve assolutamente essere elemento di giudizio negativo del lavoro svolto dalle centinaia di migliaia di uomini in divisa, che mettono spesso a repentaglio la propria vita anche per poche centinaia di euro. Al momento entrambi i militari hanno ammesso di aver avuto un rapporto con una delle due studentesse, sostenendo però che fossero state loro ad invitarli ad entrare in casa. L’Arma dei Carabinieri in via preventiva ha sospeso entrambe i militari dal servizio, i quali rischieranno seriamente di essere radiati per la lunga lista di regole infrante. Rispetto ai fatti di Rimini siamo su due piani ben diversi: le indagini sui Carabinieri sono ancora in corso e al momento parlare di stupro e di violenza è assai azzardato, anche se ciò non toglie tutti gli altri tipi di reati commessi. Ciò che però è sconcertante è che qui siamo totalmente al di fuori dei classici schemi: prima dei minorenni, adesso due uomini in divisa. Questo quadro ci fa vedere come certi reati, o presunti tali possano presentarsi in più “settori” sociali, anche quelli più innocenti a prima vista, incensurati. Servono misure più rigide e severe nei confronti di chi alza le mani contro donne e bambini: carcere duro, senza sconti di pena, anche perché l’esperienza di una condanna lunga e tormentosa ha un impatto fortissimo nell’animo umano più di qualsiasi altra cosa. Educare le donne a difendersi dagli stupri, anche in risposta ad una giustizia sempre più “fai da te”? Certo, ma sarebbe meglio, e forse anche più risolutivo, educare gli aggressori e impedire che certe azioni quindi possano verificarsi. Se una persona infatti fosse realmente sicura di incappare in un bel guaio dopo aver commesso un certo tipo di reato, probabilmente avrebbe qualche tipo di ripensamento. Si tratta – spesso – semplicemente di applicare leggi che già ci sono e di farla finita una volta per tutte con sconti di pena, permessi, buona condotta e quant’altro.

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