Conosciuto come “Il medico d’Italia” per il ruolo di Lele Martini nella serie TV: “Un medico in famiglia”, la carriera di Giulio Scarpati è costellata da moltissimi altri successi. Nacque a Roma nel 1956 da padre originario di Fondi e madre napoletana, di origini svizzere. È sposato con la regista Nora Venturini con cui ha due figli. Ripercorriamo i suoi maggiori successi:

TEATRO: Giulio Scarpati lavora tantissimo nel mondo del teatro nel corso della sua vita, preferendolo al cinema e alla televisione. Tra il 1977 e il 1983 lavora con la Cooperativa Teatro G. interpretando opere di Diderot e Goethe. Il suo primo grande successo fu lo spettacolo “Le esperienze di Guglielmo Meister”. Nel 1985-1986 recita nello spettacolo “Il trionfo dell’amore” di Pierre de Marivaux. L’anno dopo è impegnato in una commedia di Carlo Goldoni: “Le donne di casa mia”. Ci sono moltissimi altri spettacoli che lo resero celebre. Giulio adora ricordare “Gli orfani” nel 1988 di Lyle Kessler e “Piccola città” di Thomas Wilder. Altrettanto successo ebbe “La sposa di Messina” di Shiller.  Altri spettacoli dell’ultimo decennio del 1900 sono: “Euripide” (1994), “Lorenzaccio” (1996) e “L’idiota” (1999). Gli anni duemila lo vedono spaziare tra “La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Kotiès (2001) e “Una storia d’amore: Anton Checov-Olga Knipper” di Francois Nocher. Con la regia di Nora Venturini partecipa alla commedia “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini, portato in tournée per due stagioni con grande successo. Nella stagione 2012-2013 vinse al premio Persefone quale migliore attore protagonista per “Oscura immensità” tratto dal noir di Massimo Carlotto: “l’oscura immensità della morte”. Dal 2015 ed ancora in corso oggi è impegnato con “Una giornata particolare” tratto dal capolavoro cinematografico di Ettore Scola con regia di Nora Venturini e Valeria Solarino. Giulio gestisce insieme a Silvia Luzzi, Marco Angelilli e sua moglie Nora Venturini la scuola di recitazione “Percorsi d’attore” con lo scopo di dare la possibilità ai giovani di realizzare il loro sogno di diventare attori. Dal sito ufficiale di Giulio riportiamo la citazione: “L’attore è un mestiere come gli altri, per questo è fondamentale comprenderne appieno il senso, conoscere quella che è la sostanza di questo lavoro. Non intendo soltanto lo studio e la formazione che sono, insieme al talento, fondamentali per chiunque, ma mi riferisco anche e soprattutto alla necessità di capire ‘cosa significa’ davvero fare l’attore…”. La partecipazione alla scuola ha come finalità l’apprendimento di dizione e impostazione vocale, tecniche di respirazione, approfondimento delle regole fondamentali dello spazio e della messa in scena, e una particolare attenzione riservata all’analisi e alla costruzione del personaggio, nonché alle tecniche di recitazione in presenza e in assenza della macchina da presa. Infine, con la collaborazione di una troupe professionista, prevista al termine del corso la realizzazione di riprese cinematografiche che vedono gli allievi protagonisti. Nel corso di un’intervista Giulio ha sostenuto come la possibilità di impersonare un personaggio abbia come conseguenza quella di imparare a conoscere se stessi. A volte capita di non riuscire a esprimere i propri sentimenti, attraverso la recitazione si ha la possibilità di farlo scoprendo se stessi e gli altri.

CINEMA E FICTION: Giulio si fa conoscere al grande pubblico cinematografico nel 1991 con i film: “La riffa” e “Chiedi la luna”. Nel 1992 fa parte degli attori di “Tutti gli uomini di Sara” e di “Mario, Maria e Mario”. Di grande successo fu nel 1994, il film “Il giudice ragazzino” in cui interpreta il giudice Rosario Livatino che lo porta a vincere il premio del David di Donatello. Il 1995 è sicuramente l’anno più intenso dove partecipa al film “l’estate di Bobby Chartlon” , “Il cielo è sempre più blu” e “Pasolini, un delitto italiano”. Quest’ultimo ricostruisce le vicende del processo contro Pino Pelosi, accusato dell’omicidio di Pasolini. Debutta in televisione nel 1984 con la serie televisiva “Due assi per un turbo” ma il grande successo avvenne con la serie “Un medico in famiglia” dove veste i panni del dottor Gabriele Martini, padre di tre figli che vive con il nonno interpretato da Lino Banfi. La serie ebbe un tale successo che ancora oggi è in corso, probabilmente ci sarà l’undicesima stagione che la concluderà. Giulio ha partecipato in pianta stabile nelle prime due stagioni, dalla sesta all’ottava e nella decima. Non le ha fatte tutte in quanto lui stesso ha sempre sentito il bisogno di sperimentare altro e di allontanarsi dal personaggio per un po’, in modo tale da non identificarsi in un unico ruolo. Nell’intervista di “Siamo noi” che risale allo scorso giugno 2017, Giulio spiega cosa gli piace del personaggio di Lele e il motivo per cui la fiction ebbe tanto successo: “Mi piace la passione che Lele mette nel suo lavoro, la figura del medico di famiglia che adesso è meno sottolineata ma che all’epoca risultava essere molto efficace. La fiction ha successo in quanto racconta una storia che appassiona il pubblico. Mi capita spesso di sentire persone che sostengono di esser cresciute con un medico in famiglia e questo mi fa piacere. È come se io indirettamente facessi parte di loro. Col passare delle stagioni nella serie viene più accentuato l’aspetto paterno che non quello medico in Lele. Infatti, ero solito mettere nella valigia che portavo al lavoro dei giochi per bambini in modo che gli spettatori lo notassero.”                                                    Nel 2004 interpreta un commissario di polizia nella serie “Una famiglia in Giallo”. Giulio interpreta anche il ruolo di sacerdote, nel 2006 con “Don Luigi Di Liegro” e in “Don Zeno – l’uomo di Nomadelfia”. Nel 2011, insieme all’attore Nino Frassica partecipa alla serie televisiva “Cugino & Cugino” composta da 12 episodi. Nel 2014 partecipa alla seconda stagione di “Fuoriclasse” dove interpreta il ruolo di preside a fianco di Luciana Littizzetto. Nel corso dei suoi lavori a livello cinematografico Giulio ha spesso vestito i panni di un padre, l’attore ha sempre sostenuto l’importanza del dialogo con i figli e la necessità di non perdere i momenti passati con essi, che non si recuperano più.

TI RICORDI LA CASA ROSSA?  –  LETTERA A MIA MADRE: Il 28 gennaio 2014 esce il suo primo libro: “Ti ricordi la casa Rossa?”. L’autore scrive: “All’inizio non vuoi vedere la realtà. Pensi semplicemente che non sia possibile. Non ti sfiora nemmeno il dubbio. Del resto hai vissuto una vita davanti a lei, e lei è sempre stata il capo, il condottiero, quella che decideva. Mia madre era la vita, l’intelligenza, il fare, l’attivismo. Come puoi pensare che, un giorno all’improvviso, la sua testa non ci sia più? E allora inizi a rimuovere il problema. Trovi ogni volta una scusa con te stesso. Sarà stanca, ti ripeti, ma intanto l’Alzheimer avanza e se ne prende un pezzetto alla volta”. Giulio scrive una lettera alla madre malata di Alzheimer per aiutarla a ricordare, a riconoscere, per tentare di non perdere. È un dialogo tra la madre e un figlio che ricorda i lunghi viaggi da Roma a Licosa per andare in quella “Casa Rossa” in provincia di Salerno, meta delle loro vacanze. “Non c’è futuro, e senza futuro il presente è solo il passato. Per questo sono qui accanto ma non mi vedi. O mi vedi e non mi riconosci. Mi fissi e mi attraversi con lo sguardo. Vedi altri, di altri tempi. Sei nel nostro spazio ma sospesa in un tempo tutto tuo”. Giulio ha detto più volte che non si tratta di una biografia ma di un momento per aiutare sua mamma a ricordare, ripercorrendo le tappe della vita della sua famiglia. Ci sono momenti in cui le condizioni sembrano migliorare e altri in cui la situazione sembra capitolare: “Mamma, com’è iniziato questo calvario? Non lo so. È difficile anche capire quando. A un certo punto sei diventata molto aggressiva, senza motivo. Pensavamo: “Sarà l’età”. Quando una persona iperattiva perde colpi diventa irascibile. Ti arrabbiavi perché il computer non funzionava più. Invece funzionava eccome. Eri tu che non riuscivi più a usarlo”. C’è anche tanta mamma Flavia nel libro, insegnante di inglese con passione per la chimica, la geografia e la storia. Al termine del racconto c’è anche un messaggio consolatorio, una speranza: quando tutto non va, la malattia progredisce, ciò che non se ne andrà mai sono gli affetti familiari. Giulio ha spesso sottolineato che la scrittura del libro ha soprattutto aiutato lui a ricordare, raccontava a sua madre ma allo stesso tempo raccontava a se stesso.

Oggi Giulio Scarpati continua a fare quello che lo appassiona di più. Continua a recitare e a preparare programmi televisivi. Continua a fare presentazioni del libro e nota sempre qualcuno che si commuove o  annuisce e che ha trovato conforto leggendo la sua triste testimonianza. È un artista polivalente che ha accompagnato, nella figura del dottor Martini la vita di molti e che contribuisce, con la sua grande professionalità, ad arricchire il nostro bagaglio culturale con spettacoli teatrali degni di nota.

RIFERIMENTI: http://www.giulioscarpati.it/scuola/index.html

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