Fra i tanti libri che leggiamo, o meglio che dovremmo leggere, ci sono quelli che comunicano delle particolari verità e che fanno luce su determinati eventi storici magari dati per scontati. Può emergere un autore che va contro il pensiero comune, che formula nuove ipotesi e mette per iscritto fatti finora ignoti. Sono proprio queste le letture e di conseguenza gli scrittori, che lasciano un segno nella storia dell’umanità. In questo caso il saggio “I boia agli ordini di Stalin” aggiunge nuovi dettagli in merito alle atrocità perpetrate dai regimi autoritari del Novecento, tra cui il “Laboratorio X” di Mosca. E’ proprio Nikita Petrov a rivelare queste scoperte nel suo libro uscito nel 2011 e tradotto dall’editore Mauro Pagliai. Prima di tornare a parlare del saggio occorre però riservare anche solo poche righe a questo grande autore, che si batte sempre per l’accessibilità dei documenti ed è un punto di riferimento nello studio dei crimini contro l’umanità.

Egli nasce a Kiev nel 1957 ed è conosciuto come uno dei massimi esperti dei servizi segreti sovietici. Attualmente lavora presso Memorial, che si occupa della repressione politica sovietica, alla quale già si stava interessando da giovane, consultando anche dei documenti nella Biblioteca Lenin. Petrov nel suo saggio ci mostra l’esistenza di un particolare laboratorio dove si conducevano esperimenti sui prigionieri dei cosiddetti “gulag”, ai quali venivano somministrati veleni e tossine letali tra cui arsenico, tallio, cianuro, colchicina, digitossina, curaro e altre ancora. Petrov scoprì che essi erano in attività dal 1937 o 1938 e che, nel 1946, Victor Abakumov, direttore del Comando Generale di Controspionaggio SMERS, ordinò di abbattere le strutture e conservò i documenti nel proprio ufficio. In seguito nel 1954, un fascicolo intitolato “Materiali del laboratorio X” fu trasmesso al KGB per la conservazione perenne, ma oggi il contenuto è ancora tenuto segreto nonostante l’articolo 7 della Legge sullo Stato. In ogni caso, lo scopo di questi esperimenti era trovare un veleno insapore ed inodore, che non potesse essere identificato post mortem. Nel libro sono raccolti però anche brevi saggi, molti dei quali pubblicati su “Novaja gazeta”, sulla vita e sulle azioni dei maggiori esecutori di giustizia di un tempo, tra cui Blochin, Vlodzimirskij, Rodos, i fratelli Kobulov, Merkulov e altri.

In tutto ciò, la mente è stata Stalin, che abolendo la proprietà privata, collettivizzando l’agricoltura e avviando una decisa industrializzazione per tappe forzate, sfavorì i contadini russi e soprattutto i più benestanti. Chi di loro provava a resistere veniva arrestato e giustiziato o spedito nei gulag, dove erano presenti anche questi laboratori infernali. La ferocia di questo personaggio e dei suoi collaboratori ha causato milioni di vittime e tra queste, alcune di spicco come Alexander Kutepov, morto a causa di una dose eccessiva di farmaco somministrato, Cy Oggins, a causa del curaro, Teodoro Romza, destinato alla stessa sorte e altri ancora.
Alla luce degli eventi qui sopra citati, possiamo appurare con certezza che questo saggio ci aiuta a capire quale sia stata la reale spietatezza della polizia segreta sovietica e di quanto un “piccolo uomo” si sia così facilmente tramutato in un carnefice senza cuore. Non dovremmo mai soffermarci sulle informazioni che ci vengono riportate, bensì informarsi, documentarsi e formulare una nostra idea. Quello di Petrov, è un saggio che può aiutarci a capire gli sbagli del passato e fare in modo che essi non si ripetano più. Ci rende consapevoli del fatto che in questo mondo nessuno è superiore agli altri nè per il colore della sua pelle nè per ricchezza e nemmeno per la sua religione o ideologia politica: tutti abbiamo un grandissimo valore. In un certo senso dobbiamo fare in modo che la morte di così tanti innocenti non sia stata del tutto vana e ci abbia aperto gli occhi ed il cuore.

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