Ci risiamo? Torneremo sui banchi o la riapertura annunciata sta per rivelarsi l’ennesima … utopia, presa di giro, fregatura? Fate un po’ voi.

Si perché francamente questa storia della ripresa delle lezioni in presenza annunciata e rinviata alle classiche calende greche sta diventando un po’ stancante. Certo, non siamo né stupidi né insensibili, siamo fin troppo consapevoli che un’emergenza sanitaria c’è e come; del resto, non sono molti quelli fra noi che non abbiano avuto modo di toccarlo con mano, direttamente o indirettamente, e a volte purtroppo anche in modo doloroso.

Ma se il mondo della scuola è perfettamente consapevole di questo, tanto da essersi per tempo attrezzato per ridurre al minimo il rischio del contagio al suo interno, non sembra che ci sia altrettanta consapevolezza degli enormi danni che il confinamento alla didattica a distanza come strumento esclusivo sta facendo soprattutto all’istruzione superiore. E non venite, per favore a decantarci la bellezza e l’efficienza del web: li conosciamo benissimo, anche perché l’attuale generazione di studenti ci è nata in mezzo. Potremmo anzi rimarcare con divertita ironia come tanti “dotti medici e sapienti”, dopo averci per anni bollato come la generazione in connessione perpetua, sottolineando (e spesso non certo a torto) il rischio della scomparsa di relazioni autentiche, adesso ci decantano la bellezza di una scuola che si svolga soltanto dietro l’asettico paravento di uno schermo, esortandoci a una connessione quotidiana di quattro o cinque ore. Viva la coerenza, davvero!

Potremmo scrivere pagine intere su tutte le pecche e gli inconvenienti della DAD: sul piano tecnico, connessioni che cadono, strumenti non sempre efficienti, problematicità delle verifiche; lo stress della “connessione permanente” con conseguenze a volte anche fisiche; la mancanza assoluta della componente relazionale, alla quale però qualcuno attribuisce ben poca importanza e che invece per noi, studenti e la maggior parte dei docenti, ne ha molta.   Ma non è questo che oggi vogliamo sottolineare, perché lo abbiamo già fatto e lo ribadirà il video che vi presentiamo oggi. Quello che davvero non possiamo più tollerare sono soprattutto due cose: il fatto che non si riesca a dare una valutazione un minimo coerente dell’incidenza delle scuole nella diffusione del contagio e l’assoluta indifferenza nei confronti del mondo della scuola.

Sul primo punto, basta farsi un po’ di rassegna stampa per avere un’idea di come la confusione regni assoluta. Secondo il coordinatore del comitato tecnico scientifico che assiste il governo, Agostino Miozzo, le scuole superiori potevano addirittura rimanere aperte. Commentando uno studio effettuato tra settembre e novembre da una un’équipe di ricercatori guidati da Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, che ha effettuato i tamponi a 1262 tra studenti, insegnanti e professori, Miozzo ha dichiarato: “La conclusione di questo studio, il primo in Italia così approfondito, è che la scuola è un posto sicuro per bambini e adolescenti”. E ha aggiunto: “Noi come Cts abbiamo sempre avuto delle perplessità per gli effetti che l’allontanamento dalla scuola può avere anche a lunga distanza sui nostri ragazzi: se non riapriamo le scuole al più presto, rischiano di crescere una generazione di persone fragili e depresse. Ci sono migliaia di studenti che si stanno perdendo, che stanno male: ma sono purtroppo invisibili. Per non dire del gap educativo che avranno rispetto anche ai loro coetanei degli altri Paesi europei che finora hanno tenuto aperte le scuole” [1] E il presidente del MOIGE (movimento italiano genitori) Antonio Affinita sottolinea sul Giornale come “Siamo preoccupati perché in questo caos rischiamo di non avere la scuola secondaria superiore neanche a gennaio. Una indecisione che sta creando enormi difficoltà alle famiglie. Lo ripetiamo da sempre: si coinvolgano le paritarie e i trasporti privati. O non se ne esce”.[2]  Tuttavia fa poi letteralmente cadere le braccia quanto riporta la Tecnica della scuola : secondo un suo sondaggio, per otto italiani su dieci la scuola  può attendere, un sondaggio che peraltro sarebbe stato effettuato soprattutto proprio tra operatori del mondo della scuola ma tra un campione di cinquemila persone, che in maggioranza preferirebbero un prolungamento delle vacanze natalizie, della DAD etc… Insomma tutto andrebbe bene pur di non tornare in classe. [3] Ma siamo proprio sicuri che la maggior parte degli studenti la pensi così?

C’è poi chi (a nostro giudizio perfettamente a ragione) sottolinea come il vero problema non sia la scuola ma i trasporti: un’altra voce autorevole, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, ha dichiarato: “Le fasi di ingresso e uscita sono altrettanto importanti e bisogna fare in modo che venga rispettato il distanziamento anche in quelle occasioni. Quindi bisogna organizzare afflussi e deflussi da scuola per ridurre l’affollamento dei trasporti nelle ore di punta”.

Ma nonostante questo, in molti danno per scontato che il 7 gennaio sia una data – utopia: a volte con paragoni assurdi e irritanti, come quello “anche la Germania ha chiuso le scuole”. Sì certo, peccato che lo abbia fatto solo qualche giorno fa e per di più nell’imminenza delle vacanze, mentre il secondo periodo di chiusura in Italia è iniziato da più di un mese e mezzo…

Presentiamo dunque un video in cui potrete vedere le immagini della scuola com’era e come è adesso e la voce di chi l’ha vissuta e vorrebbe tornare a viverla; un video girato in due momenti, a fine ottobre e pochi giorni fa ma anche con alcune foto precedenti il periodo della pandemia, quando stare insieme e socializzare era fonte di gioia, non di paura. Certo, siamo perfettamente consapevoli che certe immagini e certe situazioni, come i momenti di allegra condivisione con tanti ragazzi che  si accalcano insieme, non potranno tornare ancora per molto. Ma vorremmo anche evitare lo scenario agghiacciante delle aule vuote e dei corridoi deserti. La sicurezza è importante, anzi fondamentale e la scuola ha fatto moltissimo da questo punto di vista: ora tocca a chi governa, a chi ha responsabilità nazionali, regionali e locali garantire il diritto a una formazione sicura. Altrimenti le loro responsabilità saranno tremende e a prescindere da come abbiano gestito altri aspetti di questa situazione, la storia non potrà che bocciarli e le attuali giovani generazioni non glielo perdoneranno mai: e a ragione.


[1]Fonte: https://www.corriere.it/scuola/secondaria/20_dicembre_17/scuola-miozzo-cts-governo-miope-citta-che-sono-pronte-riaprano-97bf529e-408a-11eb-b55d-be40d0705ed1.shtml 

[2]Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/molto-rischio-ripresa-scuola-7-gennaio-1910306.html 

[3] Fonte: https://www.tecnicadellascuola.it/riapertura-scuole-7-gennaio-per-8-italiani-su-10-e-rischioso-meglio-attendere-sondaggio-della-tecnica-della-scuola 

Ecco il video. Buona visione.

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