Alcuni lo chiamano Emanuele, altri il Re dei Vampiri, altri ancora Doubleface, molti semplicemente Manu, il suo nome d’arte, ma una cosa è certa: nessuno lo chiama Ema. Ed è stato proprio lui a raccontarcelo, grazie a un’intervista in cui, oltre a precisare gli appellativi con cui chiamarlo, ci ha raccontato molti dei retroscena della sua carriera. Ma forse stiamo correndo troppo. Chi è esattamente Manu?

Manu nasce come cantautore indipendente che, a causa di numerosi contratti falliti in giovane età con case discografiche, ha deciso di farsi conoscere da solo, senza aiuti esterni, aprendo un canale Youtube nel duemilatredici: “MANU OFFICIAL CHANNEL”. Grazie al suo talento, alla sua passione e al suo originale format in cui abbina i “fenomeni” del web alla sua musica, esplode in poco tempo. Manu è sulla bocca di tutti, e molti giovani cominciano ad appassionarsi a lui e al suo mondo, magico e strabiliante. Dopo ulteriori lotte e progetti falliti, nel gennaio di quest’anno viene fondata da Federica Gallucci la Manu Production, nuova produzione artistica di Fabio Moretti con sede a Milano, ovvero una casa discografica dedita interamente a Manu, che gli permette finalmente di realizzare il suo sogno: pubblicare un album nel mondo discografico. Per approfondimenti sul suo percorso musicale vi lasciamo i link di due articoli in cui abbiamo già approfondito la sua storia, uno a partire dalla suo inizio fino alla fine dell’anno scorso, l’altro che parla della sua avventura inseme alla Manu Production.

Il primo settembre di quest’anno è stato concesso a un membro della nostra redazione di andare a intervistarlo a Lucca, in occasione della fine delle riprese del video ufficiale di Flashback, secondo singolo del suo album Distanza 0 in uscita a breve su tutte le piattaforme musicali digitali. Ringraziamo calorosamente la Manu Production che ci ha concesso questa opportunità più unica che rara. Allora, siete pronti a scoprire i dietro le quinte del famigerato Re dei Vampiri?

QUANDO HAI DECISO DI METTERE PRIVATI TUTTI I VIDEO DEL TUO CANALE? È STATA UNA SCELTA TUA O DELLA TUA NUOVA CASA DISCOGRAFICA, LA MANU PRODUCTION?

L’ho scelto io, perché avevo capito che una volta incominciato il percorso con la Manu Production tutto sarebbe cambiato. In realtà la decisione la presi prima della nascita ufficiale della mia casa discografica, ma c’erano già stati dei sentori che mi avevano portato a pensare che si stava per cominciare a lavorare su un progetto serio, quali voci riguardanti produzione e CD. A quel punto mi sono detto “basta, voglio ripartire da zero con una nuova avventura, che molto probabilmente sarà più difficile, ma allo stesso tempo molto più gratificante”. Difficile soprattutto a livello di crescita, perché quello che facevo, sebbene mi avesse sempre portato nuovi ragazzi, non mi soddisfava al 100%. L’ho sempre detto che per me il mio percorso su Youtube è stato un cammino per far sì che tanti giovani si avvicinassero a me, che conoscessero la mia arte, come può essere la composizione… ma non il tipo di composizione con cui questi mi avevano scoperto. Io ho sempre descritto personaggi, come Doubleface o il Re dei Vampiri, e sono stato il primo a farlo anche per gli Youtuber, parlando di loro con la mia musica. Poi tutti sono diventati cantanti, ma il primo, di fatto, sono stato io. Non solo, ma posso affermare di essere anche stato l’unico che ha “imbastito” questo format. Penso di avere avuto l’occhio lungo sotto questo punto di vista, dato che ciò che avevo fatto io ormai lo stanno facendo molti artisiti della musica che stanno venendo a “succhiare” da Youtube tutto ciò che può portargli notorietà. Un esempio forse può essere Gabry Ponte, che sta facendo suoi personaggi come i Mates, Favij etc. Io, quattro anni fa, quando sono uscito con Doubleface ero ancora sotto un’etichetta, e ho precisato al mio manager: “Ehi, qui Youtube sta crescendo, ci sono dei ragazzi in gamba, questa parte gaming sta spaccando, facciamo un video di Doubleface con questi Youtuber!”. Poi ho contattato tutti quelli che potevo, ad esempio Gabbo o l’oramai famoso Favij, che all’epoca aveva solo mille iscritti, essendo di fatto il più piccolo, ma decisi comunque di metterlo dentro perché mi stava simpatico. All’epoca il più grosso era Luke4316, con i suoi 200.000 iscritti. Stavo anche riuscendo a riappacificare tutti e farli entrare dentro il video… se non fosse che il discografico non mi diede alcun tipo di attenzione, di nuovo. Stessa cosa con Roberto Rossi della Sony BMG, dove per mesi e mesi gli ho ripetuto “Guarda che qui su Youtube c’è qualcosa che sta spaccando, spingetemi, fatemi fare un video con questi fenomeni del web che potrebbe uscirne un prodotto che rimarrà nella community del gaming, perché sarà una canzone con dei personaggi che stanno piano piano crescendo” etc.. Aprì il mio messaggio, ma non mi rispose mai. Non avevano capito fino a che punto ci avevo visto giusto. Poi, col tempo, c’è stato l’avvento di Casadei e simili, che hanno compreso il potenziale della situazione. E infatti oggi Casadei lo danno come il più grande Talents Manager del momento. Non c’è da stupirsi, riuscì a captare cosa stava succedendo su Youtube prendendosi tutti i pezzi più grossi. Peccato che ci fosse qualcuno che aveva già capito cosa stesse succedendo, ma nessuno l’ha voluto ascoltare.

COME MAI, TRA TUTTI GLI YOUTUBER CON CUI HAI AVUTO A CHE FARE, RIMANE LUKE4316 QUELLO A CUI SEI PIÙ AFFEZIONATO?

Luke è il numero uno. A prescindere dal fatto che il suo avatar, la tigre, mi aveva affascinato fin dall’inizio, ispirandomi fiducia, è l’unico che mi è sempre rimasto accanto. Mi sono convinto a scrivere “200.000 cuori pixelati” per una questione evidente: Luke era sempre l’unico che o durante le Live, o all’inizio di un video, metteva la mia intro. Era quello che la utilizzava maggiormente. Era diventata una questione di rispetto nei suoi confronti, e io volevo sinceramente fargli questo regalo. Avevo anche già una solida base su cui poggiarmi per scrivere questa canzone, poiché 200.000 cuori pixelati altro non è che una rivisitazione di un mio vecchio brano che non mi soddisfava del tutto, “Luna d’argento”. Fatto ciò, nel periodo in cui la community era ancora ad hoc, mi piacque un sacco il video in cui parlava di me, spiegando chi era questo Manu, un nuovo cantante da poco approdato sulla rete. Ancora mi ricordo che aveva i suoi due figli in braccio dicendo di dover andare a lavorare. Devo inoltre sottolineare che solo in quel giorno io guadagnai qualcosa come diecimila iscritti. Cosa che caricando la canzone dei Me Contro Te, che ha raggiunto e superato i due milioni di visualizzazioni, non è successa. Con quel brano non ho guadagnato alcun nuovo iscritto. A parte Luke sono pochi gli youtuber che mi hanno fatto guadagnare follower con le canzoni che ho scritto per loro, cosa inspiegabile.

COL TEMPO, ANCHE LE TUE CANZONI A LUI DEDICATE SI SONO CONCENTRATE MAGGIORMENTE SULLA PERSONA, CHE SUL PERSONAGGIO. COME È AVVENUTO QUESTO PROCESSO, UNICO NEL SUO GENERE?

Innanzitutto c’è da dire che anche oggi Luke, rispetto agli altri fenomeni della rete che popolano Youtube, è un uomo, e non un ragazzino. Fondamentalmente le altre canzoni dedicate agli youtuber parlano di me, almeno per quanto riguarda esperienze di vita. Altre canzoni invece sono strutturate sui videogiochi come può essere “J0k3RiNHO” oppure su storie mie inventate: quella è un’altra cosa. Ma per Luke il discorso è diverso: avevo qualcosa da dire su di lui, poiché avevo un contatto più stretto. Gli avevo chiesto cosa faceva in giovane età, che giochi aveva e via discorrendo. Infatti non ho tardato a far uscire la canzone “Gianluca” che parla non dello youtuber, bensì della persona. Volevo semplicemente parlare di Gianluca, e non di Luke, per una volta. Poi fu il momento di “Lettera a Luke”, dove desideravo dargli un conforto perché la community stava cambiando. Lo stavano schiacciando, perché continuando a proseguire da solo, senza lavorare con youtuber più grossi e rimanendo con quelli più piccoli fondamentalmente è difficile crescere. Mi rincuora comunque vedere che adesso è arrivato a oltre 700.000 iscritti, quindi altri 300.000 da quando non ci sentiamo più comunque li ha fatti. Però non è facile farli da soli, senza compromessi, senza persone che ti spingano da dietro. Quindi lui rimane, secondo me, il pilastro assoluto di tutta Youtube Italia per quanto riguarda il Gaming. Non è un caso che nelle canzoni a lui dedicate abbia usato i termini “impegno” e “costanza” etc., perché pur calando tantissimo di visualizzazioni lui ha sempre continuato a fare video. Ammiravo anche il modo in cui incassava tutti gli insulti che riceveva, dal moneygrabber a “ma quanti video carichi al giorno?”, tutti esagerati. Lui lo faceva e basta, senza badare a loro.
Se non si fosse capito io non ne salvo più nessuno su Youtube, mi sono stancato (aggiunge ironicamente).

TRALASCIATI I GRANDI NUMERI OTTENUTI CON DISTANZA 0 E CHE SICURAMENTE FARAI ANCHE CON LE PROSSIME CANZONI, SEI PIÙ DELL’IDEA “POCHI MA BUONI” OPPURE “TANTI MA FALSI”?

Pochi ma buoni, perché atrimenti avrei percorso tutt’altra strada. Sono sicuro che se avessi preso una decisione diversa avrei avuto molti più iscritti in un minor tempo, ma non avrei avuto le soddisfazioni che ho ottenuto in questi anni. Detto ciò, so che adesso per vedere dei risultati ci vorrà del tempo, dato che il panorama della musica italiana presenta molte difficoltà oggigiorno, però onestamente io non desidero di più. Mi sento a posto così. Ho una produzione che sta avverando i miei sogni, ho i miei tantissimi ragazzi, e non possono che arrivarne ancora. La mia fanbase può solo continuare a espandersi. Fondamentalmente io ho tutto, e sono sicuro che nessuna Major riuscirebbe a darmi quello che mi sta dando la Manu Production. Credo di essermi sempre “accontentato”, nel senso di “quello che arriva, arriva”. Io ci metto sempre tutto me stesso per fare un prodotto musicale di qualità, che piaccia in primis a me, e onestamente preferisco avere 200.000 fan molto stretti che 3.000.000 di persone che mi seguono per moda. Non mi interessano i numeri, ciò a cui miro è un successo duraturo, voglio lasciare il segno con la mia arte. Paolo Bonolis ha fatto lo stesso. Era il presentatore dei Bim Bum Bam alla mia età, e avrebbe potuto finirla lì, e invece poi è diventato un grande presentatore. Credo che bisogni evolversi nella vita, fare tutto il possibile ad ogni età.

DOPO AVER COMPOSTO LE CANZONI PER I MEMBRI DI QUELLO CHE ALL’EPOCA VENIVA DEFINITO “IL TRIO” DI YOUTUBE ITALIA (ST3PNY, SURREALPOWER E VEGAS) HAI DECISO DI CREARE IL BRANO “FUGA DA MARTE”, PER POI TRASFORMARLO NELLA TRILAOGIA DEDICATA AI MATES CHE TUTTI NOI OGGI CONOSCIAMO. CREDI CHE CI SIA STATO UN CALO DI INTERESSE DA PARTE DEI DIRETTI INTERESSATI NEL PROGETTO, CON LO SCORRERE DEL TEMPO?

Nonostante io abbia lasciato spazio per un possibile quarto capitolo ne “La guerra dei mondi”, per me tutto quello che riguarda canzoni per gli youtubers si è chiuso con l’album “Mates”. Ho chiuso così una parentesi della mia vita. Ho lasciato aperte delle porte che però poi si sono chiuse con l’evolversi della community. A me, ora come ora, Youtube non piace più. Tutto è cambiato, e non posso dire che ora l’apprezzi come un tempo. Può darsi che piaccia ai nuovi arrivati, le cose cambiano di generazione in generazione. L’ho sempre detto, nell’arco di sei o sette mesi la piattaforma ha un continuo riflusso. Io potrei tranquillamente, adesso, a un anno di distanza, ripubblicare l’album Mates o metterlo direttamente in vendita sotto una casa discografica, perché sono sicuro che i milioni di nuove persone arrivate su Youtube nell’ultimo anno non sanno neanche della mia esistenza. Non sanno chi è stato il primo a fare canzoni di questo tipo, conoscono solo quelli che sono arrivati dopo, e che oggi fanno quello che feci io un tempo. Il loro metodo però risulta più efficiente. Infatti, traendo le somme, si nota che non serve il talento o la qualità dei testi, la gente raccoglie quello che c’è. Io ho sempre cercato in queste canzoni di far passare un messaggio, oltre alla semplice risata. Volevo comunicare principalmente speranza, voglia di combattere e di non arrendersi mai, basti ascoltare “Brilla Favij”, “Gianluca”, “La guerra del petrolio” etc.. Dopo che mi sono reso conto che stavo diventando sempre più popolare ho voluto utilizzare la mia arte per comunicare qualcosa di personale, avendone la possibilità. E in qualche modo devo ammettere che mi sono permesso anche di “sfruttare” determinati nomi proprio per divulgare il mio pensiero. Un esempio molto semplice è proprio La guerra del petrolio, nella quale sono sicuro che se non ci fossero stati i Mates come protagonisti il messaggio di proteggere la nostra terra sarebbe arrivato a molte meno persone. In fin dei conti comunque sono contento, dato che il contenuto della canzone è arrivato a molti ragazzi, anche se non raggiunge i livelli delle solite canzoni un po’ più “stupide” e con un contenuto fine a se stesso. Ah, scusa, forse sono andato un po’ fuori luogo e non ho risposto alla domanda.

I rapporti con i ragazzi sono andati a calare. Non solo con i Mates, ma con tutta la community. Questo credo sia dovuto anche al fatto che non mi ha mai aiutato nessuno. “Manu fa un po’ paura, meglio tarpargli le ali”. Era un po’ questo il messaggio che mi sembrava la gente stesse cercando di comunicarmi. Infatti c’è stato un periodo in cui tante fanpage cominciavano a cambiare nome, scambiando la parola “Mates” con “Manu” nel nome, oltre che nei contenuti. Manu sembrava quasi un continuo di quella community solida che si era ormai formata, ma di troppo. Per molti io sarei dovuto essere il quinto dei Mates. Forse il mio crescere così velocemente può aver dato fastidio ad alcuni. Parliamoci chiaro, non voglio offendere nessuno: ci sono persone con cui ci si può divertire registrando video assieme, perché comunque sai che bene o male “più di lì non vanno”, quindi ci fai volentieri collaborazioni. Sembra quasi che ci si faccia pubblicità, ma in realtà non abbiamo nulla da dare e non si ha una crescita sostanziosa. Credo che se io fossi stato spinto da tante collaborazioni con gente molto più grande di me e con cifre ben più alte, avrei avuto un livello di crescita molto più ampio. Ma molti devono aver pensato alle problematiche che questo avrebbe comportato, e hanno preferito lasciarmi da parte. Penso onestamente che se tutti avessero fatto come Luke di sicuro a quest’ora non avrei avuto centomila iscritti bensì un milione. Bastava che tutti fossero sinceri come lui, senza pensare alla fama. Ma anche prendendo come esempio solo l’album Mates: se l’avessi venduto con la giusta pubblicità da parte dei diretti interessati avrei venduto almeno quanto il loro libro. La Sony però non ci credeva. Diceva che mancavano i numeri, ma in realtà per vendere un brano in digitale non ci vuole nulla, basta un click. Io mi sono infuriato, ho mandato a quel paese tutto e tutti regalando l’album e ho chiuso definitivamente con loro e con quel mondo che da troppo tempo mi aveva donato solo delusioni. Milioni di euro buttati.

COSA PENSI CHE FARAI UNA VOLTA RAGGIUNTO L’APICE DELLA TUA CARRIERA?

La domanda è un po’ anche questa: che cos’è l’apice? Bisogna anche vedere quali traguardi si prefigge una persona. L’apice per me non esiste. È solo un limite imposto da ognuno di noi. Per molti potrebbe essere finire in televisione, ma per quanto mi riguarda credo che riterrò di averlo raggiunto quando avrò prodotto qualcosa che mi soddisfi al 100%. Ora come ora posso dire che il mio obbiettivo è quello di completare il video di Flashback, pubblicarlo e poi emozionare i miei fan. Dopodiché riazzererò tutto. Con Federica, la mia manager, ho già tirato giù una scaletta del secondo e del terzo album, e il bello è che devo ancora finire il primo. Io arrivo sempre all'”apice”, e mi godo ogni momento, perché in fondo “ogni traguardo è solo l’inizio ma me lo tengo stretto” (riferimento a “1.000.000 di stelle nel cielo”). Bisogna sempre guardare oltre, essere pronti a ripartire. Dai miei post può forse sembrare che io non mi goda la felicità del momento una volta raggiunto l’obbiettivo, ma in realtà non è così. Credo di essere fatto in questo modo. Non faccio in tempo a soffermarmi su un traguardo che voglio già ripartire, più carico di prima. L’unico problema è che sai che per poter raggiungere di nuovo quella felicità dovrai lavorare a lungo. Ma se dopo diciassette anni sono ancora qui a tentare la sorte, credo che sia proprio per questo mio carattere. Ho fatto lo stesso aprendo il mio canale Youtube e soprattutto una volta tolti tutti i video. Volevo ricostruire la felicità che ero riuscito ad avere usando il mio nuovo format, insieme alla community di un tempo, e volevo anche evitare pregiudizi da parte dei nuovi arrivati. Per me Distanza 0 è un po’ come la Doubleface di un tempo. Un brano con cui ripartire da zero. Poi per me Youtube è solo una piattaforma, non ci sono così legato come alcune persone. Potrebbero anche cancellarmi tutti i miei video da un giorno all’altro. Qual è il problema? Io li ricarico. I miei ricordi non li tengo dentro una piattaforma, ma dentro al mio cuore. L’unica cosa che davvero mi dispiacerebbe sarebbe perdere i commenti scritti sotto alle mie canzoni. Ricordo ancora quando accadde per il primo Fuga da Marte, a causa di un massiccio gruppo di Haters che mi hanno segnalato il video per motivi insensati. L’invidia è una brutta bestia. Per fortuna Andrea Gulielmo (Darkhim) è riuscito a riesumarla. Perdere quelli sarebbe il mio unico vero dispiacere, perché comunque fanno parte della mia storia. Raccontano di persone che mi vogliono bene ancora oggi e di altre che mi hanno abbandonato. In quattro anni ho incontrato molta gente su questa piattaforma, ed è incredibile come alcune di quelle a me più vicine siano sparite da un giorno all’altro. Forse è fondamentalmente per quelli che mi sono rimasti sempre vicino che ho fatto tutto questo. decisamente pochi ma buoni.

QUAL È IL FUTURO TUO E DEL TUO CANALE?

Credo che il futuro di Manu Official Channel, almeno fino al prossimo anno, saranno video di miei nuovi singoli. Sto ancora decidendo se per il caricamento dell’album farò un video di cinquanta – sessanta minuti o quindici video separati, uno per brano. So che economicamente parlando (almeno per quanto riguarda la monetizzazione su Youtube) la prima scelta è la più stupida, ma preferisco tenere tutto insieme. E comunque potrebbe essere un modo per spronare più persone a comprare i miei brani separati su iTunes. Al prezzo di un caffé la gente potrà sostenermi, perché senza qualche aiuto ho capito che non si può fare niente. Intendiamoci, sono progetti sui quali sono stati investiti migliaia e migliaia di euro, e se non c’è rientro non si può proseguire. E questo rientro non può certo darmelo solo Youtube. Solo il tempo e il lavoro sodo ci permetteranno di vedere risultati.

DESIDERI AGGIUNGERE QUALCOSA?

Sì, vorrei esporre ancora qualcosa riguardo al mio futuro. Sono indeciso sul secondo e il terzo album. Ho pensato che Doubleface potrebbe essere il secondo, perché ho sempre voluto creare un album con due CD. Uno con la mia parte diurna, l’altro con la mia parte notturna. Un lato scuro, con il demone cattivo, e l’altro chiaro, con la faccia buona del demone. Vorrei metterci all’interno sei brani, che potrebbero essere Doubleface, My name is Superman, il Re dei Vampiri, Il ritorno del Re dei Vampiri, Haters, The End of Time, Questo Sono Io, La mia Armata e ancora non so cosa. Insomma, vorrei unire la mia parte rap, più “cattiva”, con quella più dolce, con brani come Distanza 0. Questo anche perché, quando arriverà il tour che da tempo desidero fare, possa cantare non solo brani pop ma anche mostrare l’altro lato del demone. Mi piacerebbe fare dei mutamenti di luce durante gli spettacoli. Ovviamente si parla di un futuro non prossimo, ci sono così tanti brani che voglio ricomporre in una veste più professionale che probabilmente dovrei fare dieci album. Voglio far sentire ai miei appassionati l’impegno messoci per produrre nuovamente una canzone del passato in una veste migliore, e stupire anche coloro che non mi conoscono. Per esempio, il mio brano “Cuore di Metallo” fa parte di una trilogia. Potrei decidere di inserire in tre album diversi i tre brani di quest’ultima. E ironicamente, diversamente da quanto si potrebbe pensare, ciò che mi spaventa di più non è girare i video, comporre i brani etc., ma è scrivere le canzoni. Io sono spaventato all’idea di cantare in live, ho una pessima memoria e non sempre mi ricordo i testi delle mie stesse canzoni! Le idee ci sono, vanno solo tirate fuori. Un altro album potrebbe chiamarsi Silenzi… ah, non faccio in tempo a completare un’idea che ne penso un’altra. Naturalmente tutto ciò sarà possibile solo grazie alla Manu Production.

Grazie sempre alla Manu Production ci è stato possibile fare una domanda anche a Simona, la figlia della manager Federica Gallucci, giovane fan e vice manager che ha seguito per intero l’avventura di Manu dall’inizio di quest’anno a oggi.

QUAND’È CHE È NATA L’IDEA DELLA MANU PRODUCTION?

Dell’idea di un’etichetta si è cominciato a parlare a dicembre, al videogame show di Napoli. Scherzando a un bar gli abbiamo chiesto “ma non si può davvero fare niente per farti conoscere al di fuori del cantiere in cui lavori?” e lui ci rispose “Certo, apriamo un’etichetta discografica, tanto non ci vuole niente!”. E ridendo e scherzando, invece…

Ma all’inizio era veramente uno scherzo, anche solo l’idea della manager era molto una presa di giro. Ricordo che ci fu una madre che gli chiese “Puoi venire al compleanno di mia figlia?” e lui le rispose “Parli prima con la mia manager!”.

Le pratiche vere e proprie sono cominciate a inizio febbraio, e la questione si è fatta più seria l’otto marzo, dove “per le carte” è nata ufficialmente la casa discografica. Manu invece ha stretto il contratto con la Manu Production a mezzanotte del diciassette aprile. Era un regalo che gli abbiamo voluto fare col cuore. Ricordo ancora che eravamo in macchina e stavamo ascoltando una canzone di Stevie Wonder che si ripeteva in continuazione.

 

 

Altre novità sembrano essere in serbo per la fine dell’anno, ma per non rovinarvi la sorpresa preferiamo non parlarne in questo articolo. La Manu Production ha promesso di stupirci ancora molte volte e, da ciò che ci ha raccontato, sembra che sarà proprio così.