Al momento sembra quasi assurdo pensare alle vacanze estive: l’immagine spensierata di famiglie e gruppi di amici assembrati sulle spiagge a godersi il meritato riposo dopo un lungo inverno, a festeggiare la fine della scuola, a leggere un libro sotto l’ombrellone o ad ascoltare musica nuova, sembra quasi surreale.
In base all’ultimo D.L. del 25 marzo 2020, infatti, tutto questo potrebbe non essere possibile quest’estate, e anche se siamo tutti in attesa delle nuove direttive per la cosiddetta FASE 2, che dovrebbe avviare la graduale ripartenza del paese a partire dal 4 maggio p.v., anche nell’eventualità che le spiagge vengano riaperte e vengano permessi spostamenti al di fuori del proprio comune di residenza, in molti si chiedono come potrebbe essere gestito l’arrivo dei turisti nelle spiagge italiane?
La vacanza al mare è per sua natura sinonimo di socializzazione e promiscuità, caratteristiche che mal si coniugano con le regole del distanziamento sociale. Il timore per una seconda ondata di contagi è quindi più che giustificato: che conseguenze avrebbe sull’economia nazionale un definitivo shut-down del turismo stagionale?
Nelle ultime settimane sulle pagine di molti quotidiani abbiamo assistito a un proliferare di proposte, più o meno eco-compatibili, con l’intento di trovare soluzioni che, nel rispetto delle misure restrittive dettate dall’emergenza COVID-19, consentirebbero una fruizione delle spiagge e una ripresa delle attività degli stabilimenti balneari.


Sulla situazione italiana ed in particolar modo sulla realtà elbana, abbiamo sentito Francesco Polenghi, proprietario dello stabilimento Sun Beach a Lacona, Isola d’Elba.


1. Per accertarsi di mantenere la giusta distanza di sicurezza sono state proposte varie idee tra cui cupole in bamboo o addirittura cabine in plexiglass, ha preso in considerazione di adottare queste misure? O eventualmente ha pensato ad altre soluzioni?


Non abbiamo preso in considerazione le misure contenitive e siamo in attesa delle regole che proporrà il Governo. Le cabine in plexiglass per quanto mi riguarda sono una soluzione improponibile.


2. Qualora dovessero permanere le disposizioni sull’obbligo di distanza minima di sicurezza, pensa che il personale della sua struttura ricettiva dovrà essere ridotto?

No perché ci sono delle normative della Capitaneria di Porto che prevedono l’obbligo di un numero di bagnini in funzione della metratura della spiaggia, e non per la quantità di persone presenti nello stabilimento, perciò il numero dei bagnini non cambierà e dovrà essere rispettato da ciascun stabilimento balneare.


3. A suo avviso, quali provvedimenti potrebbero prendere i Comuni per soddisfare i requisiti di distanziamento nelle spiagge libere? Pensa che esista una soluzione che le Amministrazioni comunali possano mettere in campo con costi di gestione accettabili?


È un tema molto complesso e i comuni elbani sono alla ricerca di possibili soluzioni. Per quanto mi riguarda credo che debbano adottare le stesse regole di distanziamento di uno stabilimento balneare, con bagnini o personale comunale che indirizzi e guidi le persone a rispettare le regole di sicurezza. Ho notevoli dubbi a riguardo degli investimenti economici che i comuni potrebbero mettere in campo per cercare di semplificare la situazione, alcuni comuni potrebbero non supportare questa decisione se non aiutati da finanziamenti governativi.


4. Ritiene che gli eventuali investimenti per garantire la possibilità di fruizione delle spiagge potrebbero determinare un aumento dei prezzi?


Sicuramente i costi potrebbero aumentare in molti stabilimenti e generalmente nell’ambito del turismo, ma nel mio caso e vista la situazione del paese ritengo che sia corretto non alzare i prezzi, anche per rispetto di chi non si potrà permettere un soggiorno dal costo troppo elevato.


5. Nella vostra realtà territoriale, sono state fatte riunioni tra i diversi stabilimenti balneari e le strutture ricettive per analizzare le problematiche comuni ed eventualmente avanzare delle proposte risolutive?


Si è organizzata una chat con dei colleghi di altri stabilimenti balneari per scambiare opinioni e trovare soluzioni per rendere il più accessibile possibile le spiagge. È uscito un documento contenente indicazioni e proposte inviato sia alla regione che al comune. Siamo ancora però tutti in attesa di riscontri da parte del Governo.


6. Che visione ha di quest’estate, e come vede possibile una ripresa futura per il comparto turistico stagionale?


La situazione per quanto riguarda il turismo sarà molto critica questa estate. Ci sarà poco turismo straniero all’Elba e il turismo italiano sarà ridotto ai proprietari di seconde case. Qualora la situazione sanitaria dovesse migliorare, sicuramente ci sarà un incremento di vacanzieri anche se la stagione sarà breve e compromessa. Grossi problemi li avranno soprattutto i dipendenti stagionali; per parlare di ripresa futura temo che dovremo aspettare la prossima estate.


Nel prossimo decreto, che dovrà determinare lo svolgimento e la gestione della cosiddetta FASE 2, sono già stati annunciati alcuni piccoli cambiamenti. Per esempio pare che ancor prima dell’estate i cittadini che risiedono nelle vicinanze delle spiagge potranno presto tornare a fare il bagno, seppur rispettando le norme di distanza emesse per la seconda fase. A proporre una soluzione senza dubbio originale e apparentemente efficiente è stato, in un’intervista con SkyTG24, Gianluca Langiu, ingegnere ambientale ideatore di “Safe Beach Space”.
La proposta consiste nell’installazione di una serie di picchetti a sorreggere un perimetro in nastro tessile. Nel caso della spiaggia privata, l’imprenditore ha supposto un perimetro rettangolare, ad un metro e mezzo in ogni direzione dal cittadino. Per quanto riguarda la spiaggia pubblica invece, l’ingegnere ha ipotizzato un modello ottagonale, in grado di soddisfare ugualmente l’esigenza di mantenimento della distanza tra i bagnanti. L’idea è anche eco-sostenibile in quanto: i picchetti sono realizzati in plastica riciclabile, e il kit di trasporto non trattiene la sabbia. Inoltre pare che si tratterebbe di un prodotto disponibile ad un costo sostenibile.
Le proposte per rendere il ritorno in spiaggia il più organico possibile quindi sono tante, forse alcune più probabili di altre. Per il momento non ci resta che “restare a casa” e aspettare di vedere cosa ci riserverà questa estate 2020.


Ringraziamo Francesco Polenghi per la disponibilità, augurandogli un’estate 2020 al pari di quelle passate.

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