Questi primi giorni dell’anno 2020 sono stati dei veri e propri giorni di fuoco.
Nella notte del 03 gennaio 2020 un drone militare USA colpisce un convoglio di camionette sulle quali viaggiava Qassem Soleimani, leader militare iraniano, comandante delle brigate Quds, e con lui Abu Mahdi al Muhandis, vice capo della milizia irachena Kata’ib Hazbollah
La giustificazione ufficiale fornita dal governo degli Stati Uniti e’ quella di “difesa preventiva” contro probabili attacchi a obiettivi statunitensi che il generale Soleimani stava progettando in Iraq.
La decisione di uccidere il generale iraniano sarebbe stata presa anche a seguito dell’escalation di violenza registratasi a Baghdad e culminata con l’assalto all’ambasciata statunitense e con l’uccisione di un contractor statunitense.
Nella citta’ di Kerman, citta’ natale del generale Soleimani accorrono in migliaia per dare l’ultimo saluto a colui che e’ subito diventato un martire.
Almeno 50 persone sono morte e circa 200 sono rimaste ferite nella calca durante la cerimonia funebre ma quello che preoccupa il mondo intero sono le minacce che continuano ad arrivare da Teheran.
“La vendetta per Soleimani durera’ molti anni”, “Gli Stati Uniti sono Satana, morte all’America” queste sono alcune delle frasi pronunciate ed il mondo intero ha paura.
La decisione presa da Donald Trump in totale autonomia, apre dei veri e propri scenari di guerra.
La rappresaglia iraniana arriva precisa e puntuale nella notte tra il 7 e l’8 gennaio 2020, e’ l’operazione “Soleimani martire”, due ondate di missili si abbattono sulla base di Ain Al Asad, una delle piu’ grandi installazioni americane in Iraq.
Dopo l’attacco, dove non ci sono state vittime, il presidente Trump cerca di distendere i toni e forse al momento la guerra e’ rimandata.
Fra i due litiganti, Stati Uniti ed Iran, non sembra al momento esserci alcun vincitore ma sicuramente chi beneficia, e tanto, di questa situazione e’ l’Isis.
Gli irriducibili del Califfato si nascondono nelle grotte e si mimetizzano nei villaggi ma si stanno riarmando.
In Iran sono presenti circa 1000 soldati del contingente internazionale, tra cui i nostri carabinieri, che hanno il compito di addestrare la polizia locale contro l’avanzata dell’Isis, ma dopo il lancio dei missili da parte del governo di Teheran, i soldati sono chiusi nelle loro basi ed ogni loro attivita’ di addestramento e’ sospesa.
Nessuno va a combattere contro i terroristi Isis e nessuno al momento addestra le forze locali.
Secondo quanto riporta la Bbc, le Bandiere Nere guidate dal nuovo Califfo, Ibrahim al-Hashim al-Quraishi, hanno esultato per la morte del generale Soleimani, hanno definito la sua uccisione come un atto di intervento divino.
Soleimani e’ stato, infatti, un tenace avversario dell’Isis.
Purtroppo questo e’ il momento meno opportuno per distogliere l’attenzione dai terroristi Isis, perche’ si lascia loro il tempo di riorganizzarsi.
Una guerra, forse, e’ scongiurata, ma nell’ombra tanti inquietanti personaggi stanno di nuovo tramando per portare terrore e morte sotto la nera bandiera del fondamentalismo islamico.

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